Notizie e Bandi

Ottobre 22, 2020
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I primi mesi del 2020 sono stati indelebilmente segnati da un evento imprevedibile, la pandemia da COVID-19, che ha avuto un impatto senza precedenti sull’economia italiana ed internazionale, generando una crisi globale che avrà ripercussioni a lungo termine sia sul sistema economico che sui modelli culturali, politici, sociali ed organizzativi mondiali.

In particolare, la misura d’emergenza del lockdown che ha visto la totale chiusura delle attività dal 10 marzo al 13 aprile e le seguenti disposizioni limitative della circolazione e dell’utilizzo delle strutture produttive, commerciali e lavorative in generale, ha reso indispensabile l’introduzione di una serie di misure volte al sostegno economico di privati ed imprese.

Nel contesto del vertice tenuto nel giugno 2020 presso Villa Phampilj a Roma, i cosiddetti “Stati Generali dell’Economia”, il premier Conte ha preannunciato alla stampa il varo di una nuova versione del piano Impresa 4.0, denominato Impresa 4.0 Plus. Prevedrà consistenti incentivi per dare impulso alla digitalizzazione delle imprese e per gli investimenti in particolare in robotica ed intelligenza artificiale.

Industria 4.0 Plus si innesta nel Piano Transizione 4.0, per cui saranno mobilitati 7 miliardi di euro con focus sull’innovazione, gli investimenti green, le attività di ricerca e sviluppo, il design e l’innovazione estetica e la formazione 4.0. L’obiettivo è innalzare le aliquote del credito d’imposta (strumento sostitutivo dei meccanismi di iper e superammortamento) rendendolo cedibile in banca ed estendendo per 3 anni la portata degli incentivi.

Le iniziative principali relative ad Industria 4.0 Plus saranno:

  • Cambio della struttura del credito d’imposta per investimenti in ricerca, sviluppo ed innovazione (un elemento precedentemente risultato poco convincente per le imprese), con un aumento dal 12 al 20% dell’aliquota per gli investimenti in “ricerca fondamentale, industriale e di sviluppo sperimentale”, per cui il tetto di spesa ammissibile si innalza da 3 a 5 milioni. Il credito d’imposta per la categoria degli investimenti in “innovazione”, in particolare per i processi di transizione ecologica e digitalizzazione negli ambiti tecnologici 4.0, potrebbe salire dal 10 al 15% con contestuale innalzamento del limite massimo di spesa da 1,5 a 2 milioni.
  • Confermato l’abbandono dell’iperammortamento fiscale per quanto riguarda i beni collegati alla digitalizzazione e del superammortamento per i beni strumentali tradizionali, in favore del credito d’imposta ad aliquote differenziate: questo strumento è ritenuto più efficace in questa congiuntura economica in cui si registra un calo drastico delle imprese che realizzeranno utili e più adatto ad invertire la tendenza ad usufruire dei benefici principalmente da parte delle grandi aziende. Aumenta dal 15 al 20% il beneficio per gli investimenti in beni immateriali (software) collegati a Industria 4.0.
  • Agevolazioni per le start-up innovative grazie al Decreto Crescita che destina 19,5 milioni di euro per il triennio 2019-2021 finalizzate al finanziamento della tutela sui brevetti industriali e dei relativi servizi di consulenza: il Governo punta a sostenere la competitività delle start-up valorizzandone i processi innovativi.
  • Sono infine previsti provvedimenti attraverso il Decreto Semplificazioni per agevolare l’accesso al credito delle imprese con il finanziamento degli investimenti in macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali, hardware, software e tecnologie digitali: è previsto un aumento dell’importo erogabile in un’unica soluzione per le agevolazioni riguardanti la Nuova Sabatini.

Gli effetti dell’emergenza sanitaria su Industria 4.0 si prevedono timidamente ottimistici, con previsioni di chiusura dell’anno quasi in linea con il budget iniziale, nonostante un fronte di opinioni più pessimiste che vede una contrazione del fatturato 4.0 tra il 5 e il 10%: lo scenario che si delinea è fondamentalmente contraddistinto dall’incertezza, mitigata dalla sensazione sul medio-lungo periodo che la pandemia abbia aumentato la consapevolezza rispetto alla trasformazione digitale.

Le statistiche preannunciano, proprio a causa della diffusa incertezza, che quasi il 30% delle aziende tenderà a rimandare circa la metà degli investimenti pianificati, focalizzandosi su Internet of Things industriale, Analytics ed interfaccia avanzata uomo-macchina. Le imprese italiane sperano in ulteriori incentivi a sostegno del processo in atto di digitalizzazione (riduzione delle imposte e del costo del lavoro) e sembrano auspicare il rilancio di super e iperammortamento, oltre che il rafforzamento del credito d’imposta per ricerca e sviluppo, degli incentivi per beni immateriali e per assunzioni e formazione del personale.

Riuscire a valutare tempestivamente e realisticamente l’impatto della pandemia sull’attività delle imprese industriali e manifatturiere può essere un fattore cruciale per quantificare ed orientare in modo efficace gli investimenti che, proprio a causa della generalizzata incertezza, devono essere opportunamente calibrati sulle effettive esigenze di sviluppo di ciascuna impresa. L’utilizzo della Finanza Agevolata per l’accesso ai benefici del credito d’imposta sarà determinante per limitare i danni causati dall’emergenza nel 2020 e predisporre una strategia d’investimento a partire dal 2021 che permetta di accedere nel modo più efficiente possibile alle risorse stanziate dalle iniziative volte alla ripresa che Italia ed Europa stanno già mettendo a disposizione.

La missione di Valore Consulting è da sempre supportare e promuovere le iniziative d’investimento delle imprese italiane per recuperare i costi attraverso la Finanza Agevolata: oggi più che mai crediamo che la nostra attività di consulenza possa fare la differenza per gli imprenditori. Contattaci ora o approfitta dell’opportunità di conoscerci in occasione di MECSPE 2020, il principale appuntamento nazionale dedicato alle innovazioni per l’industria manifatturiera, che si terrà presso le Fiere di Parma i prossimi 29-30-31 ottobre. Presso lo stand C97 nel padiglione 7 troverai i nostri consulenti specializzati sulle tematiche Industria 4.0 che potranno eseguire senza impegno il check-up della tua azienda e proporti le migliori opportunità attualmente disponibili per investire nella digitalizzazione e nell’innovazione.

È il momento di affidarti ad un team di professionisti per mantenere e consolidare la competitività della tua azienda in questa delicata congiuntura economica: non aspettare per pianificare efficacemente i tuoi prossimi investimenti 4.0 in innovazione e digitalizzazione, che l’emergenza sanitaria ha confermato essere le direttrici che determineranno il successo del tuo business fin dal prossimo futuro.

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C’era una volta Industria 4.0: le origini.

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Da Industria 4.0 ad Impresa 4.0: un cambio di paradigma.

Da Impresa 4.0 a Transizione 4.0: innovazione e sostenibilità.

Transizione 4.0: le opportunità 2020 da non perdere.

“Fotografia dell’Italia 4.0: siamo pronti alla sfida? La parola agli imprenditori.”

Finanza agevolata consulenza bandi e normative Industria 4.0 con Valore Consulting a MECSPE 2020


Ottobre 20, 2020
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La classifica “Global Competitiveness Index 4.0” promossa dal World Economic Forum – un indice che, coprendo 141 economie mondiali, misura la competitività nazionale definita come un mix di istituzioni, politica e fattori determinanti per i livelli di produttività – vede l’Italia al 30° posto nel 2019 ed in particolare attesta che il nostro paese ricopre il 22° posto nel mondo per capacità d’innovazione.

I numeri sono promettenti e confermano che il settore manifatturiero italiano, trainato dall’export e dagli investimenti in Industria 4.0, riesce a stare al passo con l’evoluzione del settore: gli imprenditori italiani sono oggi più che mai sensibili al tema degli investimenti in innovazione.

Risultano infatti numerose le aziende, in particolare del settore manifatturiero, che hanno risposto agli incentivi del Piano Nazionale Impresa 4.0 avviando fasi di studio finalizzate alla verifica dei potenziali benefici derivanti dall’introduzione di tecnologie abilitanti, con investimenti in ICT, innovazione ed implementazione di nuovi modelli di business.

I casi virtuosi del panorama italiano hanno saputo integrare know-how e processi produttivi tradizionali con nuove soluzioni tecnologiche e robotica: interconnessione ed automazione sono gli strumenti che, garantendo alta qualità associata a riduzione dei tempi e del rischio d’errore, possono incidere sull’incremento complessivo della produttività. Numerose aziende si stanno avvicinando al modello di Smart Factory, anche per acquisire affidabilità e credibilità a livello internazionale, focalizzandosi su percorsi di crescita e di valorizzazione delle risorse umane ed integrando nuove figure professionali funzionali al processo di trasformazione digitale.

La manifattura innovativa nazionale sta guardando con crescente interesse verso le tecnologie additive: il vantaggio di consolidare ed implementare il processo di progettazione e prototipazione attraverso le nuove tecnologie 4.0 limitando le scorte di magazzino riveste un importante ruolo nell’incremento di efficienza e redditività dei processi.

Il tessuto imprenditoriale italiano ha oggi pienamente compreso l’importanza di implementare nuovi modelli di business che alimentino la competitività nazionale ed internazionale attraverso le tecnologie e la formazione. Recenti dati statistici confermano però una generale diffidenza verso gli strumenti finanziari messi a disposizione dal Governo: a generare perplessità contribuisce, oltre alla storica incertezza rispetto alla politica del paese, un quadro normativo complesso e burocratizzato che rende impegnativo l’accesso a benefici e contributi (fattore evidenziato recentemente anche nel Piano Transizione 4.0 in cui si privilegeranno forme di contribuzione automatica in un’ottica di semplificazione ed inclusione).

Il ruolo di Valore Consulting in questo contesto è proprio quello di mettere a disposizione una struttura dinamica e qualificata a supporto degli imprenditori che desiderano beneficiare delle opportunità di Industria 4.0 per la crescita e l’innovazione della propria azienda. Poter contare su un ufficio tecnico capace di gestire la documentazione di qualsiasi normativa, a partire dal credito d’imposta fino ai più complessi progetti in partenariato europei – dalla fase preliminare di presentazione delle richieste alla rendicontazione finale -, costituisce sicuramente un vantaggio competitivo: l’imprenditore in questa fase deve infatti concentrarsi sulla ricerca del suo modello di business con la certezza che gli investimenti in innovazione e sviluppo possano essere integrati efficientemente nelle strategie aziendali attraverso l’utilizzo degli strumenti messi a disposizione dalla Finanza Agevolata.

Il naturale punto d’incontro fra le eccellenze dell’innovazione 4.0 e gli specialisti in Finanza Agevolata per i contributi Industria 4.0, non poteva che essere MECSPE, la più prestigiosa fiera nazionale dedicata alle innovazioni per l’industria manifatturiera.

L’appuntamento sarà dal 29 al 31 ottobre presso le Fiere di Parma: Valore Consulting sarà presente tra gli espositori come ideale anello di congiunzione fra le imprese innovative che si affacciano o desiderano implementare le tecnologie 4.0 e le istituzioni che, pur mettendo a disposizione un piano industriale ricco di opportunità e benefici in particolare per le PMI, non sono ancora riuscite a rendere semplice ed immediato l’accesso e la fruizione dei contributi.

Vieni a trovarci allo stand C97 nel padiglione 7: ti aspettiamo per individuare insieme le opportunità disponibili per il recupero degli investimenti della tua azienda ed illustrarti come il metodo di Valore Consulting costituisca il supporto più valido per la crescita e l’innovazione del tuo business.

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Ottobre 15, 2020
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Industria 4.0, Impresa 4.0, Transizione 4.0.

La volontà del Governo italiano sembra chiara: dare continuità ad una politica industriale attenta e consapevole rispetto a sfide ed opportunità costituite dalla rivoluzione delle tecnologie digitali.

Seppur contraddistinto da iniziative che talvolta hanno deviato dai risultati attesi ed erede di una capacità di ripresa economica meno marcata rispetto ai principali stati europei, il percorso delineato dai diversi Piani Nazionali si attesta essere indirizzato nella giusta direzione.

Recenti statistiche fotografano un paese all’avanguardia rispetto alle nuove tecnologie, con dati incoraggianti. L’Italia si attesta al quarto posto in Europa per la presenza di imprese manifatturiere hi-tech ed ai primi posti nei settori ad alta tecnologia; le risorse investite in ricerca scientifica e tecnologica sono al di sopra della media europea. Gli incentivi fiscali e le iniziative legate ad Industria 4.0 hanno segnato risultati positivi, delineando il quadro di un paese ricco di potenzialità e risorse.

Le aziende italiane stanno realmente abbracciando il cambiamento?

Può essere interessante valutare quale sia la percezione degli imprenditori rispetto alla situazione – statisticamente ottimistica – in cui si trovano le imprese nazionali in riferimento alla Quarta Rivoluzione Industriale, che sta mettendo in discussione modelli di business e strategie.

I numeri attestano che l’Italia rientra nei primi 10 paesi a livello mondiale in riferimento a molte tecnologie individuate come abilitanti per Industria 4.0: siamo al 7° posto per quanto riguarda la robotica, il valore del settore Internet of Things negli ultimi tre anni è più che raddoppiato, ci troviamo al 6° posto tra i paesi leader nell’interconnessione tra macchine industriali ed il mercato delle tecnologie cloud è in continua espansione.

Si tratta di una serie di dati confortanti che dovrebbero suscitare fiducia ed ambizione nelle imprese, in quanto prova delle potenzialità del sistema industriale italiano: in generale però gli imprenditori sperimentano incertezza e sfiducia nei confronti delle azioni introdotte dal Governo.

In primis viene percepita una generale arretratezza per quanto riguarda le infrastrutture e la velocità di trasmissione dei dati, che costituisce il principale punto debole nel profilo tecnologico nazionale.

Gli imprenditori avvertono poi una contraddizione nel momento in cui alle imprese viene chiesto di promuovere un processo di costante innovazione tecnologica, per anticipare il cambiamento e garantire vantaggio competitivo e posizionamento all’avanguardia sul mercato. Nonostante il focus sulle PMI, sono infatti le grandi imprese a fare da motrice per lo sviluppo di Industria 4.0, mentre le medie e piccole realtà faticano a trovare slancio sebbene ricoprano un ruolo essenziale nella composizione del panorama imprenditoriale italiano.

Nel nostro paese si sperimenta una fisiologica insufficienza di capitale umano a fronte della domanda di tecnici e professionisti specializzati. L’attenzione degli imprenditori è però scarsa rispetto all’evoluzione del mercato del lavoro, nonostante sentano necessaria una profonda riforma dell’intero sistema educativo e formativo.

La principale questione che si pone è un distacco significativo rispetto all’estero in materia di istruzione e formazione della forza lavoro: l’Italia si attesta decisamente sotto la media europea relativamente alla diffusione delle competenze digitali nei lavoratori.

Il sentimento più diffuso fra le imprese italiane è la mancanza di una visione chiara sull’approccio al mondo Industria 4.0, sentimento che genera una fondamentale incertezza.

Pur consapevoli che l’Italia sia adeguatamente preparata nel campo delle nuove tecnologie, gli imprenditori pensano che il ruolo di orientamento del processo di trasformazione tecnologica debba essere ricoperto da Governo ed istituzioni, non risultano convinti degli sforzi di quest’ultimo e credono che gli investimenti pubblici siano scarsi (a differenza di altri paesi in cui si ritiene che la forza propulsiva dovrebbe provenire dal privato).

Essi sono più che consapevoli che la capacità di adottare nuove tecnologie digitali sarà la chiave per la competitività e che la trasformazione tecnologica comporterà l’adattamento di strategie ed organizzazione a nuovi modelli di business. La mancanza di indicazioni e cultura su come tradurre questa necessità di adattamento in azioni concrete ed efficaci genera purtroppo perplessità, a cui si aggiunge la tendenza ad adottare strategie ancora troppo incentrate sull’operatività e sulla visione di breve periodo: questa mentalità costituisce un gap rilevante rispetto al resto del mondo.

Ad accrescere l’incertezza si osserva un generalizzato pessimismo rispetto all’impatto sociale di Industria 4.0: le aziende italiane propendono per una visione caratterizzata da sconvolgimenti sociali ed aumento delle differenze nella distribuzione del reddito, fattore accentuato dalla storica volubilità del sistema politico italiano. Il sentimento globale in merito è al contrario la previsione di maggiore uguaglianza e stabilità, nell’ottica che la trasformazione tecnologica sia in grado di creare più posti di lavoro di quanti sia necessario distruggerne.

In conclusione, a dispetto dei dati che rappresentano l’Italia come un paese tecnologicamente all’avanguardia che dovrebbe guardare con fiducia alle opportunità di cambiamento che riserva il tema Industria 4.0, sembra che le imprese italiane non si sentano ancora pronte alla Quarta Rivoluzione Industriale, avvertendo marcatamente l’esigenza di una gestione del cambiamento più efficace da parte di Governo ed istituzioni.

Valore Consulting presta da sempre particolare attenzione alle esigenze del tessuto imprenditoriale nazionale, proprio perché intende porsi come intermediario fra le imprese e le istituzioni: da un lato le prime che necessitano di un semplice ed affidabile canale di selezione ed accesso ai contributi, dall’altro le seconde che, pur prevedendo vantaggiose opportunità di sviluppo ed innovazione, non sono ancora riuscite a raggiungere l’obiettivo della semplificazione normativa e documentale.

La nostra presenza a MECSPE 2020, il più grande appuntamento dedicato alle innovazioni per l’industria manifatturiera, è perciò d’obbligo: quale migliore occasione per dialogare con gli imprenditori innovativi che puntano all’eccellenza a livello europeo e globale?

Ti aspettiamo dal 29 al 31 ottobre alle Fiere di Parma, Padiglione 7 – Stand C97: sarà un piacere fare la tua conoscenza e valutare insieme ciò che può fare Valore Consulting per lo sviluppo e l’innovazione del tuo business.

In un clima di incertezza, la Finanza Agevolata rappresenta la connessione fra imprese ed istituzioni e permette di andare oltre l’ottica di breve periodo con l’elaborazione di strategie d’investimento che garantiscano uno sviluppo duraturo ed il consolidamento della competitività: continua a seguirci per saperne di più!

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Ottobre 13, 2020
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La nuova Legge di Bilancio 2020 ed il Piano Transizione 4.0 contemplano una maggiore attenzione all’innovazione, agli investimenti green e per le attività di design e ideazione estetica.

Costituiranno l’asse portante di tutte le azioni e di tutte le opportunità di cui potranno beneficiare le imprese nel corso dell’anno.

È importante approfondire per capire come gli imprenditori, attraverso gli strumenti della Finanza Agevolata, possano sfruttare le occasioni di sviluppo e recupero degli investimenti per l’anno in corso.

Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali

La misura mira a supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi destinati a strutture produttive ubicate sull’intero territorio italiano. Per gli investimenti in beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del:

  • 40% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro
  • 20% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro.

Per gli investimenti in beni strumentali immateriali funzionali ai processi di trasformazione 4.0 è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 15% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili fino a 700.000 euro. Sono da considerarsi agevolabili anche le spese per servizi sostenute mediante soluzioni di cloud computing per la quota imputabile per competenza.

Per investimenti in altri beni strumentali materiali (diversi da quelli ricompresi nell’allegato A), è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 6%, nel limite massimo di costi ammissibili fino a 2 milioni di euro.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione in cinque quote annuali di pari importo, ridotte a tre per gli investimenti in beni immateriali, a decorrere dall’anno successivo a quello dell’avvenuta interconnessione per i beni di cui agli allegati A e B, ovvero di entrata in funzione per gli altri beni. La misura è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano a oggetto i medesimi costi nei limiti massimi del raggiungimento del costo sostenuto.

Credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design

Si punta a stimolare la spesa privata in Ricerca, Sviluppo e Innovazione tecnologica per sostenere la competitività delle imprese e favorire i processi di transizione digitale, anche nell’ambito dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale. Per le attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale in campo scientifico e tecnologico il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 12% delle spese agevolabili, nel limite massimo di 3 milioni di euro. Per le attività di innovazione tecnologica finalizzate alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 6% delle spese agevolabili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro. La misura è riconosciuta in misura pari al 10% delle spese agevolabili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro in caso di attività di innovazione tecnologica finalizzate al raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0.

Per quanto riguarda design e ideazione estetica è riconosciuto un incentivo in misura pari al 6% delle spese agevolabili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione in tre quote annuali di pari importo a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione. La base di calcolo per il credito d’imposta deve essere considerata al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti per le medesime spese ammissibili.

“Nel rispetto dei massimali indicati, e a condizione della separazione analitica dei progetti e delle spese ammissibili pertinenti alle diverse tipologie di attività, è possibile applicare il beneficio anche per più attività ammissibili nello stesso periodo d’imposta”, precisa il MISE.

Credito d’imposta formazione 4.0

Il governo punta a stimolare gli investimenti delle imprese nella formazione del personale sulle materie aventi come oggetto le tecnologie rilevanti per la trasformazione tecnologica e digitale delle imprese. Il credito d’imposta in percentuale delle spese relative al personale dipendente impegnato nelle attività di formazione ammissibili, limitatamente al costo aziendale riferito alle ore o alle giornate di formazione. In particolare, è riconosciuto in misura del:

  • 50% delle spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 300.000 euro per le piccole imprese;
  • 40% delle spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 250.000 euro per le medie imprese;
  • 30% delle spese ammissibili, nel limite massimo annuale di 250.000 euro per le grandi imprese.

La misura è aumentata per tutte le imprese al 60% nel caso in cui i destinatari della formazione ammissibile rientrino nelle categorie dei lavoratori dipendenti svantaggiati o molto svantaggiati (come definite dal decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del 17 ottobre 2017), fermo restando i limiti massimi annuali.

Sono ammissibili al credito d’imposta anche le eventuali spese relative al personale dipendente ordinariamente occupato in uno degli ambiti aziendali individuati nell’allegato A della legge n. 205 del 2017 e che partecipi in veste di docente o tutor alle attività di formazione ammissibili, nel limite del 30% della retribuzione complessiva annua spettante al dipendente.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di sostenimento delle spese ammissibili.

Crediamo che le misure previste dal Piano Transizione 4.0 possano rappresentare opportunità estremamente interessanti per le imprese, soprattutto le PMI, che necessitano di reperire le risorse finanziarie per l’innovazione e la crescita. Per questo motivo saremo presenti anche quest’anno al più grande appuntamento dedicato alle innovazioni per l’industria manifatturiera: MECSPE 2020. Ti aspettiamo dal 29 al 31 ottobre alle Fiere di Parma, Padiglione 7 – Stand C97 per approfondire insieme ai consulenti di Valore Consulting quali possono essere le agevolazioni già disponibili proprio per la tua particolare realtà aziendale.

Continua a seguirci per capire qual è l’attuale situazione dell’Italia 4.0 e cosa ne pensano realmente gli imprenditori: dalle statistiche emergono conferme, ma anche sorprendenti spunti di riflessione.

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Ottobre 8, 2020
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Nel corso del 2019 il governo Conte Bis ha deciso di rilanciare il Piano Impresa 4.0, su impulso del Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli: la Legge di Bilancio 2020 punta ad incentivare e sostenere le imprese attraverso lo strumento del credito d’imposta applicato agli investimenti in beni strumentali, in ricerca e sviluppo, in innovazione e design, in formazione 4.0.

Nel dicembre 2019 sono stati ufficializzati i dati del MISE relativi all’andamento del Piano Impresa 4.0: pur costituendo un’importante leva per gli investimenti in beni materiali ed immateriali connessi a tecnologie 4.0, le criticità emerse nella programmazione 2017-2020 dovevano costituire un’indicazione fondamentale per il triennio 2020-2022.

In estrema sintesi è emerso che i 13 miliardi di euro di incentivi in Impresa 4.0 messi a disposizione del Governo italiano sono andati appannaggio solamente di poco più del 5% delle imprese italiane: il restante 95% ha deciso di non beneficiarne o non è stato in grado di accedervi.

Dall’analisi di questa forte discriminazione si è evinto che l’erogazione di incentivi a fronte di acquisti di macchinari costosi (era obbligatoria l’interconnessione con i macchinari), calcolati sull’ammortamento, si è dimostrata effettivamente funzionale solo nel momento in cui è stata applicata ad aziende i cui utili superavano gli investimenti. Gli incentivi sono stati infatti in larga parte ottenuti godendo del meccanismo del super ammortamento da parte di aziende medio grandi, relativamente perlopiù alla componente macchinari a scapito dei beni immateriali.

Ancora una volta il Piano tendeva a adottare meccanismi che si dimostravano problematici per le PMI, per cui rilevanti investimenti in macchinari sono statisticamente occasionali e condizionanti per la situazione finanziaria d’impresa.

Nel corso del 2019 la crescita di Industria 4.0 ha subito un rallentamento ed il mercato ha registrato una contrazione del 10-15% rispetto all’anno precedente. Gli analisti concordano che la situazione sia fondamentalmente stata dovuta al fatto che le PMI, pur rappresentando la parte più rilevante del panorama imprenditoriale italiano, avessero ancora bisogno di sostegno. Sostegno sia dal punto di vista finanziario, sia dal punto di vista della consapevolezza ed informazione in merito ai processi di trasformazione tecnologica e digitale, che implica ovviamente l’ammodernamento degli assetti gestionali ed organizzativi senza trascurare il coinvolgimento di risorse umane e lavoratori.

Solo una minima parte delle aziende, il 14%, è risultata aver raggiunto uno stato avanzato di sviluppo digitale caratterizzato da progettualità 4.0 evolute; il 49% delle aziende ha posto le basi per una gestione digitale dei processi ed il 37% ha sperimentato la fase iniziale della trasformazione digitale.

Risulta quindi evidente un divario tra le grandi aziende, di cui il 70% è stato dotato di un piano di sviluppo che prevedesse l’introduzione di tecnologie innovative, e le piccole e medie realtà che hanno incontrato ostacoli nell’adozione di tecnologie digitali e nell’accesso agli incentivi. Nelle PMI la cultura aziendale, la governance del cambiamento e le strategie di sviluppo sono rimasti punti deboli su cui sarebbe stato indispensabile intervenire.

Alcune delle cifre ufficiali pubblicate dal MISE, relative al Piano Industria 4.0, sono significative per la comprensione della situazione attuale:

  • Investimenti in beni materiali usufruendo della componente iper-ammortamento: 10 mld € per 15.000 imprese beneficiarie (per il 64% di medio-grande dimensione);
  • Investimenti in beni immateriali usufruendo della componente super-ammortamento: 3,3 mld € per 43.000 imprese beneficiarie;
  • Utilizzo del super ammortamento sui beni materiali per oltre 1 mln di imprese;
  • Investimenti in spese di Ricerca & Sviluppo beneficiando del credito d’imposta: 8,6 mld € (agevolate prevalentemente imprese di medio-grande dimensione, 63%).

Le linee d’intervento previste per una nuova politica industriale del paese – maggiormente inclusiva ed attenta alla sostenibilità – si sono tradotte nell’evoluzione di Impresa 4.0 nel Piano Transizione 4.0: questa dicitura sottolinea la volontà di fornire strumenti incisivi ed accessibili per agevolare il processo di transizione digitale in atto.

Il Piano Transizione 4.0 è perciò orientato a stimolare la competitività delle aziende, premiando le realtà che decidono di investire in innovazione sostenibile, ricerca, sviluppo e formazione, attraverso un’iniezione di risorse pari a circa 7 miliardi di euro. L’ambizioso obiettivo del Piano è l’ampliamento del 40% della platea di imprese potenzialmente beneficiarie.

Le misure previste dal Piano sono, in sintesi, le seguenti.

  • Incremento della stabilità delle misure attraverso una programmazione in ottica pluriennale;
  • Individuazione del credito d’imposta come canale unico di accesso (super e iper-ammortamento convergono nel nuovo credito d’imposta per beni strumentali) per ampliare il bacino dei potenziali beneficiari;
  • Automatizzazione delle misure ed eliminazione dei limiti alle compensazioni;
  • Riduzione del tempo di rientro degli incentivi ricorrendo al credito d’imposta compensabile in 5 anni;
  • Anticipazione del momento di fruizione a partire dal gennaio dell’anno successivo, eliminando l’attesa fino alla dichiarazione fiscale dell’anno seguente a quello dell’investimento;
  • Potenziamento degli incentivi per l’acquisto di beni immateriali eliminando il vincolo d’investimento con i beni materiali;
  • Maggiore attenzione ad innovazione, investimenti ecosostenibili ed attività di design/ideazione estetica grazie all’estensione del credito d’imposta per ricerca e sviluppo;
  • Supporto alla crescita ed al trasferimento tecnologici tramite formazione, informazione ed incentivazione delle competenze; connessione di produzione e ricerca mediante la figura dell’Innovation Manager;
  • Riduzione dell’incertezza applicativa e semplificazione normativa.

L’impegno nella promozione del concetto di transizione sembra supportato anche da un’ulteriore serie di interventi previsti dalla Legge di Bilancio 2020 che non si limitano al Piano Transizione 4.0, tra cui.

  • Lo stanziamento di 100 mln € per l’IPCEI (Important Projects of Common European Interest) sulle batterie;
  • Il rifinanziamento di tutte le misure strategiche del MISE come la “Nuova Sabatini”;
  • I Contratti di sviluppo per il sostegno all’innovazione dell’organizzazione, dei processi e della tutela ambientale;
  • L’individuazione delle aree di crisi industriale, le cui questioni economiche ed occupazionali abbiano rilevanza nazionale e non siano affrontabili con i soli strumenti regionali;
  • Il rifinanziamento del Fondo di garanzia PMI con ben 670 mln €;
  • Il potenziamento degli Istituti tecnici Superiori.

Le direttrici del Piano Transizione 4.0 e le misure da esse previste potrebbero avere un’importante portata per il prossimo futuro delle imprese italiane. Resta con noi e continua a seguirci per scoprire nel dettaglio quali saranno le opportunità da non perdere nel 2020!

>> Leggi gli articoli precedenti sull’evoluzione di Industria 4.0 in Italia

C’era una volta Industria 4.0: le origini.

Industria 4.0: i primi passi in Italia.

Da Industria 4.0 ad Impresa 4.0: un cambio di paradigma.

Finanza agevolata consulenza bandi e normative Industria 4.0 con Valore Consulting a MECSPE 2020


Ottobre 6, 2020
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Impresa 4.0 è il termine che, nel piano governativo italiano 2018, sostituiva la dicitura “Industria 4.0”.

Come seconda fase del Piano Industria 4.0 intendeva rimarcare la continuità sul piano delle tematiche Industry 4.0 ed al contempo esprimere la volontà di andare oltre la visione limitata all’innovazione tecnologica d’azienda, introducendo un punto di vista maggiormente focalizzato sulla creazione di un ambiente più sicuro ed incoraggiante anche per le PMI, supportato da ricerca e formazione.

Mentre il piano Industria 4.0 del 2017 era principalmente focalizzato sulla sostituzione e la modernizzazione delle macchine utensili e degli impianti dell’industria manifatturiera, il piano Impresa 4.0 del 2018 ampliava i benefici anche alle aziende del terziario, incentivando la formazione indispensabile per utilizzare con profitto le tecnologie digitali.

Proprio in questo senso, la portata delle misure previste dal Piano, precedentemente limitata solo al manifatturiero, veniva estesa a tutti i settori dell’economia così da permettere alle Piccole e Medie Imprese di adottare strumenti innovativi in grado di supportare questa fase di trasformazione e digitalizzazione.

La Legge di Bilancio 2018 proseguiva sulla strada degli incentivi per stimolare gli investimenti nella digitalizzazione 4.0 delle imprese, prorogando le misure introdotte nel 2017 (super-ammortamento, iper-ammortamento e nuova Sabatini) con alcune variazioni, ed allargava gli incentivi fiscali anche alla formazione digitale.

Il testo della Legge di Bilancio 2018, approvato dopo un lungo percorso caratterizzato da significative modifiche ad opera prima del Senato, poi della Camera, prevedeva in sintesi:

  • Conferma dell’iper-ammortamento per beni materiali ed immateriali, con rilevanti modifiche ed ampliamenti, per l’intero corso dell’anno. In particolare, l’allegato B della Legge 232/2016 includeva tra i beni immateriali oggetto dell’agevolazione:
    • sistemi di gestione della supply chain finalizzata al drop shipping nell’e-commerce;
    • software e servizi digitali per la fruizione immersiva, interattiva e partecipativa, ricostruzioni 3D, realtà aumentata;
    • software, piattaforme e applicazioni per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio (comunicazione intra-fabbrica, fabbrica-campo con integrazione telematica dei dispositivi on-field e dei dispositivi mobili, rilevazione telematica di prestazioni e guasti dei dispositivi on-field)
  • Conferma del super ammortamento, con riduzione degli incentivi e limitazioni ad esempio per gli autoveicoli;
  • Rifinanziamento della Nuova Sabatini con 330 milioni di euro per il finanziamento degli investimenti in beni strumentali;
  • Introduzione del credito d’imposta per la formazione per il recupero delle spese sostenute per la formazione del personale sulle tecnologie 4.0

Anche l’anno successivo, la Legge di Bilancio 2019 si dimostrava in linea con la scelta di mantenere coerenza con le direttrici strategiche d’intervento delineate dal Piano Nazionale Impresa 4.0 per il periodo 2017-2020. Tale presa di posizione si concretizzava in una serie di iniziative previste per correggere alcune delle criticità emerse nel corso degli anni ed orientarsi verso l’integrazione.

In sintesi, le iniziative correlate alle direttrici chiave potevano sintetizzarsi come segue:

  • Investimenti innovativi
    • Incentivare gli investimenti privati su tecnologie e beni Industria 4.0
      • Proroga dell’iper-ammortamento con rimodulazione delle agevolazioni per incentivare le PMI.
      • Eliminazione del super ammortamento dal Piano Impresa 4.0 (incorporato nel Decreto Crescita) con introduzione della mini-IRES a parziale compensazione, per le imprese che investivano in nuovi impianti o in beni strumentali e per quelle che assumevano personale.
      • Rifinanziamento della Nuova Sabatini per l’agevolazione dell’accesso al credito per le PMI che investivano in beni strumentali con 480 milioni di euro.
    • Aumentare la spesa privata in Ricerca, Sviluppo e Innovazione
      • Modifiche e rimodulazione del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo.
    • Rafforzare la finanza a supporto di Industria 4.0, venture capital e start-up
      • Incentivi fiscali per investimenti in startup innovative.
      • Istituzione di Fondi di venture capital, PMI e startup innovative, sviluppo Intelligenza Artificiale, Blockchain e Internet of Things.
  • Competenze
    • Mantenimento del credito d’imposta per la formazione 4.0, con aliquote modulate in favore delle PMI.
    • Introduzione del contributo a fondo perduto per agevolare l’inserimento nelle pmi dell’Innovation Manager, nuova figura professionale specializzata in trasformazione tecnologica e digitale a supporto dell’ammodernamento degli assetti gestionali ed organizzativi delle imprese.
    • Riparto regionale delle risorse finanziarie per gli Istituti Tecnici Superiori.
  • Governance e awareness, sensibilizzazione su Industria 4.0 e creazione di governance pubblica e privata.
  • Direttrici di accompagnamento: infrastrutture abilitanti e strumenti pubblici di supporto
    • Banda ultra-larga (riorganizzazione delle frequenze televisive e sviluppo della rete 5G).
    • Rifinanziamento del Fondo Centrale di Garanzia.
    • Nuove risorse finanziarie per il Made in Italy.
    • Rifinanziamento dei contratti di sviluppo.
    • Potenziamento degli interventi in materia di difesa cibernetica in favore dello sviluppo di IA, Blockchain e IoT.

Ora che abbiamo ripercorso la lunga strada che ha portato al Piano Impresa 4.0, continua a seguirci per analizzare insieme le opportunità che oggi il Governo italiano ha delineato con il nuovo Piano Transizione 4.0!

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Settembre 28, 2020
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Con la Legge di Bilancio 2017, approvata definitivamente dal Senato il 7 dicembre 2016, nasceva il Piano Nazionale Industria 4.0: per la prima volta nel nostro paese veniva formalizzato l’interesse per il concetto di “Industry 4.0” formulato alcuni anni prima in Germania.

L’obiettivo era mobilitare nel 2017 investimenti privati aggiuntivi per 10 miliardi, 11,3 miliardi di spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione con focus sulle tecnologie dell’Industria 4.0, più 2,6 miliardi di euro per gli investimenti privati early stage. Alla base del provvedimento un mix di incentivi fiscali, sostegno al venture capital, diffusione della banda ultra-larga, formazione dalle scuole all’università per favorire e incentivare le imprese ad aderire ed adeguarsi alla quarta rivoluzione industriale in atto.

Le direttrici di sviluppo del piano erano:

  • L’utilizzo dei dati, la potenza di calcolo e la connettività (big data, open data, Internet of Things, machine-to-machine, cloud computing).
  • Analytics: necessità di ricavare valore dai dati raccolti.
  • Interazione tra uomo e macchina, che coinvolge ad esempio interfacce “touch” e realtà aumentata.
  • Passaggio dal digitale al “reale”, immagazzinamento ed utilizzo mirato dell’energia, razionalizzando i costi e ottimizzando le prestazioni (manifattura additiva, la stampa 3D, la robotica, le comunicazioni, interazioni machine-to-machine, nuove tecnologie)

Alla luce di queste premesse, le misure previste dal Piano erano inizialmente le seguenti:

  1. Iper e Super Ammortamento: provvedimento finalizzato a supportare ed incentivare le imprese che investivano in beni strumentali nuovi e beni materiali ed immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi.
  2. Nuova Sabatini: provvedimento finalizzato al sostegno delle imprese che richiedevano finanziamenti bancari per investimenti in nuovi beni strumentali (macchinari, impianti, attrezzature di fabbrica a uso produttivo) e tecnologie digitali (hardware e software).
  3. Credito d’imposta Ricerca & Sviluppo: provvedimento il cui scopo era lo stimolo della spesa privata in ricerca e Sviluppo per innovare processi e prodotti garantendo competitività nel futuro.
  4. Patent Box: un regime opzionale di tassazione agevolata sui redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali, brevetti industriali, marchi registrati, disegni e modelli industriali, know how e software coperto da copyright.
  5. Misure a sostegno di Startup e PMI innovative: creazione di un quadro di riferimento dedicato a queste realtà per favorire la semplificazione amministrativa, l’accesso al mercato del lavoro, l’ottenimento di agevolazioni fiscali.
  6. Fondo di Garanzia: disposizione a sostegno della possibilità di accesso al credito da parte di imprese e professionisti.

Prendevano vita con il Piano Industria 4.0 anche i Digital Innovation Hub, centri territoriali a supporto delle PMI nella fase di trasformazione ed i Competence Center, realtà universitarie finalizzate ad intensificare le relazioni tra ricerca ed industria.

Il consuntivo al termine del primo anno dal varo del Piano delineava un bilancio incoraggiante, ma evidenziava al contempo alcune criticità.

Il mercato interno aveva sicuramente visto crescere gli ordinativi relativamente ai beni strumentali, come pure le spese in Ricerca & Sviluppo, erano stati effettuati gli investimenti pubblici previsti per infrastrutture e banda larga ed il Fondo di Garanzia aveva garantito importi crescenti.

Sul fronte delle criticità si osservava invece un’eccessiva focalizzazione su produzione manifatturiera e fabbrica, una visione incentrata più sugli aspetti tecnici e tecnologici senza un reale sguardo d’insieme sulla necessità di nuovi modelli integrati di business, mercati, processi e prodotti generata dall’interconnessione di industria e servizi.

Il Piano Industria 4.0 puntava quindi inizialmente sull’automazione dei processi produttivi (andata a beneficio soprattutto delle grandi aziende), trascurando l’integrazione tra ricerca, progettazione, produzione, servizi e consumi: si faceva strada la consapevolezza che un mutato e complesso ambiente, in cui si faceva sempre più labile il confine fra manifattura e servizi, prevedeva elementi di non linearità ed imprevedibilità che solo l’attenzione a competenze, formazione e mercato del lavoro potevano permettere di affrontare.

Alla luce dei risultati, nel settembre 2017, il ministro Calenda presentava la fase due del Piano Industria 4.0: l’anno 2018 avrebbe segnato una rimodulazione del Piano, un cambio di paradigma mirato a favorire le piccole e medie imprese invece delle grandi aziende.

Il Piano Industria 4.0 diventava Impresa 4.0.

Oggi è chiaro che è impossibile prescindere dalla conoscenza dei primi passi di Industria 4.0 in Italia per capire le reali implicazioni del nuovo Piano Transizione 4.0. La sperimentazione iniziale ha generato previsioni ottimistiche e criticità che nel tempo il Governo è stato tenuto ad affrontare con un occhio di riguardo alle aziende che, pioniere di Industria 4.0, avevano scommesso con i propri investimenti sul futuro dell’Italia.

Continua a seguirci per scoprire perché oggi non si può più parlare solo di Industria 4.0!

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Settembre 24, 2020
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Innovazione, sviluppo, automazione, digitalizzazione, contributi, fondi, credito d’imposta.

Manifattura digitale, Fabbrica 4.0, Industria 4.0, Impresa 4.0, Transizione 4.0.

Ogni giorno leggiamo sui quotidiani ed in rete articoli e post farciti di queste parole. Spesso vengono utilizzate come sinonimi, altrettanto spesso solo per conferire autorevolezza, ottenendo però l’unico risultato di confondere le idee al pubblico.

Chi come noi conosce il significato e dedica attenzione e risorse a tali tematiche, sviluppando business e servizi a supporto delle aziende, frequentemente si ritrova a confrontarsi con interlocutori diffidenti, proprio perché hanno la percezione di essere vittima di agenti spregiudicati armati di retorica.

Riteniamo che possa essere utile ripercorrere un po’ della storia recente per capire quando e perché si è parlato di fabbrica, industria o impresa e perché “4.0” sia un elemento di caratterizzazione e non una moda inventata dai mass-media.

Tutto comincia proprio con il numero quattro, che identifica la Quarta Rivoluzione Industriale.

La 1° Rivoluzione Industriale, contraddistinta dalla tecnologia a vapore intorno al 1780, vedeva l’imporsi della produzione meccanizzata su quella artigianale.

La 2° Rivoluzione Industriale, segnata dall’utilizzo dell’energia elettrica a partire dal 1870, portava con sé la produzione di massa con l’avvento della catena di montaggio.

La 3° Rivoluzione industriale, contraddistinta dall’avvento del computer, dell’elettronica e dell’informatica a partire dagli anni ‘70, introduceva l’automazione, la smaterializzazione delle filiere produttive, la globalizzazione attraverso la tecnologia dell’informazione.

Siamo oggi testimoni della 4° Rivoluzione Industriale: la tecnologia e la rete internet aprono la strada alla digitalizzazione ed all’interconnessione, grazie a cui ci affacciamo alla reale possibilità di integrazione tra il mondo fisico, digitale e biologico.

Di fronte alla consapevolezza di questo fenomeno epocale, siamo al cospetto di un cambio di paradigma globale che gli studiosi, come per le tre rivoluzioni precedenti, identificano come una tappa del progresso che dovrebbe generare – ovviamente a seguito di una fase di adeguamento – un miglioramento della vita in termini di reddito e benessere.

Il primo accenno al termine Industria 4.0 veniva utilizzato nel 2011 alla Fiera di Hannover: in questa occasione il governo tedesco intuiva per primo la portata del cambiamento in atto, tanto da istituire un gruppo di lavoro dedicato che, nell’ottobre del 2012, presentava al governo federale una serie di raccomandazioni incluse poi in un report preliminare dell’aprile 2013. Il piano industriale tedesco varato al termine di quell’anno, chiamato “Industry 4.0”, prevedeva investimenti in infrastrutture, scuole, sistemi energetici, enti di ricerca ed aziende per ammodernare il sistema produttivo riportando la manifattura nazionale alla competitività mondiale.

Manifattura 4.0, fabbrica digitale, fabbrica intelligente, smart factory (o fabbrica 4.0), sono termini che si riferiscono al medesimo campo semantico ed afferiscono in generale al nuovo modello produttivo basato su tecnologie digitali, interconnessione tra componenti produttive ed un approccio orientato all’innovazione di processo e di prodotto.

Il concetto di Manifattura Digitale, o Manifattura 4.0 implica un’innovazione a livello di prodotto, nell’ottica di integrare le nuove risorse tecnologiche abilitanti nei diversi livelli del processo decisionale con l’ausilio della rete. Le cosiddette “tecnologie abilitanti” consistono in:

  • Internet Of Things, ovvero la realizzazione di oggetti “intelligenti” in grado di comunicare dati attraverso la rete internet, contraddistinti da alcune caratteristiche: identificazione, connessione, localizzazione, capacità di elaborare dati, capacità di interagire con l’ambiente esterno.
  • Analisi dei Big Data: indispensabile per trarre informazioni dall’enorme volume di dati, spesso non strutturati e difficilmente elaborabili dalle architetture informatiche tradizionali, generato dalle nuove tecnologie.
  • Tecnologie su misura (Wearable Technologies), dispositivi utili nello svolgimento delle azioni quotidiane per comunicare, monitorare abitudini, prendere decisioni. Attualmente risentono dello sviluppo non ancora consolidato di alcune tecnologie (realtà aumentata, riconoscimento vocale, tecnologia olografica, latenza nell’esecuzione dei comandi, interoperabilità, intelligenza artificiale).
  • Cloud Computing (archiviazione, gestione e processamento dei dati utilizzando reti di server remoti).
  • Manifattura additiva (processi produttivi basati sulla realizzazione di oggetti per unione di materiali, non più per sottrazione, a partire da prototipazione e modellazione 3D).
  • Automazione attraverso la

Le tecnologie individuate per la Manifattura 4.0 sorreggono l’impalcatura della cosiddetta Fabbrica 4.0, o fabbrica intelligente: una seconda componente dell’Industria 4.0 è infatti l’innovazione di processo. La messa in rete della catena dell’offerta interessa non solo il cambiamento tecnologico delle linee produttive, ma investe l’intero assetto organizzativo del lavoro: saper riconfigurare il processo dalla singola risorsa alla rete logistica globale, implementando automazione e capacità gestionali senza dimenticare l’integrazione dei servizi diventa a tutti gli effetti un vantaggio strategico e competitivo.

Industria 4.0 è quindi un nuovo approccio, in termini di prodotto e processo, che attraverso l’adeguamento tecnologico, una maggiore flessibilità, flussi informativi costanti ed interconnessione, mira a adeguare il sistema industriale alle mutate esigenze del mercato globale.

Questo approccio deriva da quattro concetti cardine, individuati con l’obiettivo di aumentare la velocità del passaggio dal prototipo al prodotto industrializzato, migliorando qualità e produttività:

  • Decentralizzazione e ricomposizione della catena del valore a livello mondiale;
  • Offerta personalizzata;
  • Eliminazione delle barriere tra industria e servizi;
  • Commistione tra produzione e consumo.

L’Italia deciderà di prendere in considerazione queste tematiche nel febbraio 2016 attraverso una prima indagine parlamentare: uno studio conoscitivo della Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei deputati è stata effettuata al fine di definire una strategia italiana Industria 4.0. Nel mese di settembre dello stesso anno il Ministro per l’Economia e lo Sviluppo Carlo Calenda ed il Presidente del Consiglio in carica Matteo Renzi presentavano il Piano Nazionale Industria 4.0 (2017-2020).

Quest’ultimo non diventerà un vero documento programmatico, ma sicuramente alcuni suoi elementi (norme-incentivo automatiche facilmente accessibili, misure fiscali, agevolazioni) hanno avuto modo di confluire nella Legge di Bilancio per il 2017.

Nei prossimi articoli approfondiremo l’evoluzione del Piano Nazionale Industria 4.0 in Italia, facendo chiarezza sulle varie misure adottate e modificate nel corso degli ultimi anni.

Se anche tu hai colto l’importanza di capire l’evoluzione storica dei concetti alla base del Piano per comprendere appieno le potenzialità e le opportunità per le imprese del recente Piano Transizione 4.0, continua a seguirci!

Finanza agevolata consulenza bandi e normative Industria 4.0 con Valore Consulting a MECSPE 2020


Febbraio 26, 2019
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Valore Consulting organizza un evento unico nel suo genere al fine di presentare un nuovo approccio al mondo della Finanza Agevolata per la consulenza aziendale a PMI e le Grandi Imprese che intendono accedere a contributi, agevolazioni, incentivi fiscali e fondi europei.

Abbiamo sviluppato un innovativo metodo che permette all’impresa non solo di coprire, talvolta a fondo perduto, una parte dell’investimento effettuato, ma anche di recuperare una quota dei costi generalmente sostenuti: l’Analisi Costi/Investimenti.

I partecipanti all’evento avranno diritto a una consulenza gratuita partendo da questo nuovo metodo, dove le aree di interesse, dagli investimenti in macchinari, impianti, attrezzature alla R&S; dalle fiere all’internazionalizzazione; dai costi del personale alle anomalie tributarie, e diverse altre voci di spesa, saranno analizzate a 360° dal nostro Ufficio Tecnico e messe a disposizione dell’azienda ospite.

Registrati subito, i posti sono limitati!

Leggi il programma dell’evento.

Dai un’occhiata al nostro articolo sul Sole 24 Ore!

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Per ricevere maggiori informazioni contattaci al numero 0542 643266, oppure scrivici un’e-mail: Valore Consulting è una società di consulenza aziendale specializzata in finanza agevolata per il finanziamento delle imprese con contributi europei, incentivi e agevolazioni fiscali.

Per rimanere sempre aggiornato sulle agevolazioni disponibili per la tua impresa visita la nostra sezione News/Bandi


Gennaio 7, 2019
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FINALITA’

L’agevolazione promuove la diffusione della cultura e della pratica digitale in ottica Impresa 4.0 attraverso il sostegno economico alle aziende del territorio con contributi Industria 4.0 a fondo perduto per digitalizzazione.

BENEFICIARI

Possono beneficiare delle agevolazioni le Micro, Piccole e Medie Imprese aventi sede legale e/o unità locali nella circoscrizione territoriale della Camera di Commercio di Treviso‐Belluno.

INTERVENTI

Si intendono finanziare gli investimenti relativi a:

MISURA A: acquisizione di servizi di consulenza finalizzati all’introduzione delle seguenti tecnologie di innovazione tecnologica i4.0:

  • soluzioni per la manifattura avanzata;
  • manifattura additiva;
  • soluzioni tecnologiche per la navigazione immersiva, interattiva e partecipativa del e nell’ambiente reale (realtà aumentata, realtà virtuale e ricostruzioni 3D);
  • simulazione;
  • integrazione verticale e orizzontale;
  • Industrial Internet e IoT;
  • cloud;
  • cybersicurezza e business continuity;
  • big data e analytics;
  • soluzioni tecnologiche digitali di filiera finalizzate all’ottimizzazione della gestione della supply chain e della gestione delle relazioni con i diversi attori;
  • software, piattaforme e applicazioni digitali per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio;
  • sistemi di e‐commerce;
  • sistemi di pagamento mobile e/o via Internet e fatturazione elettronica;
  • sistemi EDI, electronic data interchange;
  • geolocalizzazione;
  • tecnologie per l’in‐store customer experience;
  • system integration applicata all’automazione dei processi.

A titolo esemplificativo, la Misura può permettere all’azienda di:

  • misurare la propria maturità digitale ed identificare i propri bisogni di innovazione;
  • ottenere consulenza specialistica relativa all’impiego nella propria realtà produttiva delle succitate tecnologie.

MISURA B: acquisto di beni strumentali. La Misura può permettere all’azienda di effettuare investimenti in beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale strettamente connessi al  progetto di digitalizzazione aziendale secondo il modello Impresa 4.0.

Spese ammissibili

Nell’ambito della Misura A sono ammissibili solo i costi direttamente riguardanti la fornitura dei servizi di consulenza previsti dal Bando i quali non potranno in nessun caso ricomprendere le seguenti attività:

  • assistenza per acquisizione di certificazioni (ISO, EMAS, ecc.);
  • supporto e assistenza per adeguamenti a norme di legge o di consulenza/assistenza relativa a tematiche di tipo fiscale, finanziario o giuridico.

Nell’ambito della Misura B non sono ammissibili spese per l’acquisto di beni destinati ad essere ceduti in comodato d’uso a terzi nonché investimenti effettuati in leasing, con contratto di locazione o altre forme assimilabili.

Eventuali costi di installazione, montaggio e allacciamento sono ammissibili entro il limite massimo del 10% del valore dei beni acquistati.

Tutte le spese devono essere sostenute dal giorno successivo a quello di pubblicazione del Bando fino al termine ultimo per la presentazione della domanda di contributo.

NATURA DELL’AGEVOLAZIONE

Le agevolazioni saranno accordate sotto forma di contributi a fondo perduto.

L’intensità del contributo è pari al 50% della spesa sostenuta ed ammissibile, al netto di IVA e di altre imposte e tasse.

I contributi riferiti all’acquisizione dei servizi di consulenza saranno erogati con l’applicazione della ritenuta d’acconto del 4%. L’agevolazione rientra in regime “de minimis”.

Il contributo è assegnato alle imprese secondo i valori riportati nella seguente tabella:

Misura Investimento Minimo Importo Massimo del Contributo
Acquisto di servizi di consulenza € 2.000,00 € 5.000,00
Acquisto di beni strumentali € 5.000,00 € 12.000,00
Importo massimo del contributo erogabile / € 17.000,00
Importo massimo del contributo erogabile nei casi di aiuti concessi alle imprese che operano nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli / € 15.000,00

 

TERMINE

Le richieste di contributo devono essere presentate dal 04/02/2019 fino ad esaurimento delle risorse stanziate e, comunque, entro e non oltre il 30/04/2019.

Per ricevere maggiori informazioni contattaci al numero 0542 643266, oppure scrivici un’e-mail: Valore Consulting è una società di consulenza aziendale specializzata in finanza agevolata per il finanziamento delle imprese con contributi europei, incentivi e agevolazioni fiscali.


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