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Industria 4.0: i primi passi in Italia

Regione: Italia
Tipologia: Industria 4.0
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Con la Legge di Bilancio 2017, approvata definitivamente dal Senato il 7 dicembre 2016, nasceva il Piano Nazionale Industria 4.0: per la prima volta nel nostro paese veniva formalizzato l’interesse per il concetto di “Industry 4.0” formulato alcuni anni prima in Germania.

L’obiettivo era mobilitare nel 2017 investimenti privati aggiuntivi per 10 miliardi, 11,3 miliardi di spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione con focus sulle tecnologie dell’Industria 4.0, più 2,6 miliardi di euro per gli investimenti privati early stage. Alla base del provvedimento un mix di incentivi fiscali, sostegno al venture capital, diffusione della banda ultra-larga, formazione dalle scuole all’università per favorire e incentivare le imprese ad aderire ed adeguarsi alla quarta rivoluzione industriale in atto.

Le direttrici di sviluppo del piano erano:

  • L’utilizzo dei dati, la potenza di calcolo e la connettività (big data, open data, Internet of Things, machine-to-machine, cloud computing).
  • Analytics: necessità di ricavare valore dai dati raccolti.
  • Interazione tra uomo e macchina, che coinvolge ad esempio interfacce “touch” e realtà aumentata.
  • Passaggio dal digitale al “reale”, immagazzinamento ed utilizzo mirato dell’energia, razionalizzando i costi e ottimizzando le prestazioni (manifattura additiva, la stampa 3D, la robotica, le comunicazioni, interazioni machine-to-machine, nuove tecnologie)

Alla luce di queste premesse, le misure previste dal Piano erano inizialmente le seguenti:

  1. Iper e Super Ammortamento: provvedimento finalizzato a supportare ed incentivare le imprese che investivano in beni strumentali nuovi e beni materiali ed immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi.
  2. Nuova Sabatini: provvedimento finalizzato al sostegno delle imprese che richiedevano finanziamenti bancari per investimenti in nuovi beni strumentali (macchinari, impianti, attrezzature di fabbrica a uso produttivo) e tecnologie digitali (hardware e software).
  3. Credito d’imposta Ricerca & Sviluppo: provvedimento il cui scopo era lo stimolo della spesa privata in ricerca e Sviluppo per innovare processi e prodotti garantendo competitività nel futuro.
  4. Patent Box: un regime opzionale di tassazione agevolata sui redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali, brevetti industriali, marchi registrati, disegni e modelli industriali, know how e software coperto da copyright.
  5. Misure a sostegno di Startup e PMI innovative: creazione di un quadro di riferimento dedicato a queste realtà per favorire la semplificazione amministrativa, l’accesso al mercato del lavoro, l’ottenimento di agevolazioni fiscali.
  6. Fondo di Garanzia: disposizione a sostegno della possibilità di accesso al credito da parte di imprese e professionisti.

Prendevano vita con il Piano Industria 4.0 anche i Digital Innovation Hub, centri territoriali a supporto delle PMI nella fase di trasformazione ed i Competence Center, realtà universitarie finalizzate ad intensificare le relazioni tra ricerca ed industria.

Il consuntivo al termine del primo anno dal varo del Piano delineava un bilancio incoraggiante, ma evidenziava al contempo alcune criticità.

Il mercato interno aveva sicuramente visto crescere gli ordinativi relativamente ai beni strumentali, come pure le spese in Ricerca & Sviluppo, erano stati effettuati gli investimenti pubblici previsti per infrastrutture e banda larga ed il Fondo di Garanzia aveva garantito importi crescenti.

Sul fronte delle criticità si osservava invece un’eccessiva focalizzazione su produzione manifatturiera e fabbrica, una visione incentrata più sugli aspetti tecnici e tecnologici senza un reale sguardo d’insieme sulla necessità di nuovi modelli integrati di business, mercati, processi e prodotti generata dall’interconnessione di industria e servizi.

Il Piano Industria 4.0 puntava quindi inizialmente sull’automazione dei processi produttivi (andata a beneficio soprattutto delle grandi aziende), trascurando l’integrazione tra ricerca, progettazione, produzione, servizi e consumi: si faceva strada la consapevolezza che un mutato e complesso ambiente, in cui si faceva sempre più labile il confine fra manifattura e servizi, prevedeva elementi di non linearità ed imprevedibilità che solo l’attenzione a competenze, formazione e mercato del lavoro potevano permettere di affrontare.

Alla luce dei risultati, nel settembre 2017, il ministro Calenda presentava la fase due del Piano Industria 4.0: l’anno 2018 avrebbe segnato una rimodulazione del Piano, un cambio di paradigma mirato a favorire le piccole e medie imprese invece delle grandi aziende.

Il Piano Industria 4.0 diventava Impresa 4.0.

Oggi è chiaro che è impossibile prescindere dalla conoscenza dei primi passi di Industria 4.0 in Italia per capire le reali implicazioni del nuovo Piano Transizione 4.0. La sperimentazione iniziale ha generato previsioni ottimistiche e criticità che nel tempo il Governo è stato tenuto ad affrontare con un occhio di riguardo alle aziende che, pioniere di Industria 4.0, avevano scommesso con i propri investimenti sul futuro dell’Italia.

Continua a seguirci per scoprire perché oggi non si può più parlare solo di Industria 4.0!

> Leggi l’articolo precedenteC’era una volta Industria 4.0: le origini.

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