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Fondi Strutturali Europei

Regione: Italia
Tipologia: Investimenti
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EUROPA – FONDI STRUTTURALI E PROGRAMMI OPERATIVI

Milioni di Euro disponibili ma non finanziati: la progettazione di qualità fa la differenza

I dati recentemente rilevati dall’Agenzia per la Coesione Territoriale raccontano come le istituzioni e le aziende italiane si siano confrontate con i Fondi Strutturali e di Investimento Europei. Ne emerge un quadro particolare, che è necessario contestualizzare.

La politica di coesione europea

La coesione economica e sociale, definita dall’Atto unico europeo del 1986, è un complesso processo finalizzato a «ridurre il divario fra le diverse regioni e il ritardo delle regioni meno favorite». Il più recente Trattato di Lisbona parla più precisamente di «coesione economica, sociale e territoriale».

La politica di coesione promuove pertanto uno sviluppo territoriale più equilibrato e sostenibile: per il periodo di programmazione 2014-2020 i due obiettivi principali sono infatti:

  • investimenti a favore della crescita e dell’occupazione;
  • cooperazione territoriale europea.

La politica di coesione viene realizzata attraverso lo stanziamento di specifici fondi, definiti “Fondi Strutturali e di Investimento Europei” o più semplicemente Fondi Strutturali.

I Fondi Strutturali vengono utilizzati per finanziare progetti e interventi nelle regioni europee. Non sostituiscono azioni e finanziamenti nazionali o regionali, ma si associano ad essi per amplificarne i risultati nell’ottica più generale degli obiettivi dell’Unione.

La politica di coesione realizzata attraverso i Fondi Strutturali si basa su un’ampia visione strategica che privilegia obiettivi e priorità della Strategia Europa 2020 (promozione di una crescita focalizzata sull’innovazione, sull’ambiente e sull’inclusione sociale), di cui costituisce uno dei principali motori e strumenti attuativi.

I beneficiari della politica di coesione possono essere le imprese (in particolare quelle piccole e medie), gli enti pubblici, le associazioni o i privati, purché presentino un progetto conforme ai criteri di selezione.

Quali fondi strutturali?

È previsto (principio di concentrazione) che la parte più consistente dei fondi strutturali venga concentrata sulle regioni meno sviluppate (PIL ≤ 75% o 90% della media UE) e sui settori considerati prioritari, dettagliati in 11 obiettivi tematici:

  1. Rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione;
  2. Migliorare l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché il loro utilizzo e qualità;
  3. Migliorare la competitività delle PMI;
  4. Sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio;
  5. Promuovere l’adattamento ai cambiamenti climatici e la prevenzione e la gestione dei rischi;
  6. Preservare e tutelare l’ambiente e promuovere l’efficienza delle risorse;
  7. Promuovere il trasporto sostenibile e migliorare le infrastrutture di rete;
  8. Promuovere l’occupazione sostenibile e di qualità e sostenere la mobilità dei lavoratori;
  9. Promuovere l’inclusione sociale e lottare contro la povertà e qualsiasi discriminazione;
  10. Investire in istruzione, formazione e apprendimento permanente;
  11. Migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione.

I fondi destinati al finanziamento di tali obiettivi, relativamente alle specifiche priorità, sono i seguenti:

  • Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR): mira a consolidare la coesione economica e sociale dell’Unione europea correggendo gli squilibri fra le regioni.
  • Il Fondo Sociale Europeo (FSE): orientato alle persone, combatte l’esclusione sociale e sostiene il miglioramento delle opportunità di formazione ed occupazione.
  • Il Fondo di Coesione (FC): assiste gli Stati membri con un reddito nazionale lordo pro capite inferiore al 90% della media dell’Unione europea, è finalizzato alla riduzione delle disparità economiche e sociali e la promozione dello sviluppo sostenibile.
  • Il Fondo Europeo di Sviluppo Rurale (FEASR): uno degli strumenti attuativi della politica di coesione e contemporaneamente della politica di sviluppo rurale.
  • Il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP): un altro strumento attuativo che unisce la politica di coesione all’attuazione della politica marittima integratadell’UE e della politica comune della pesca.

I Programmi Operativi: PON e POR

I programmi operativi sono piani dettagliati attraverso cui gli Stati membri definiscono le modalità di spesa dei contributi dei Fondi strutturali europei. Possono riguardare un obiettivo tematico di interesse nazionale, oppure riferirsi a una particolare regione, perciò si definiscono Programmi Operativi Nazionali (PON) e Programmi Operativi Regionali (POR).

In particolare, le tematiche individuate dai PON italiani per il periodo di programmazione 2014-2020 sono: infrastrutture, cultura, legalità, imprese, ricerca, politiche urbane, governance, inclusione sociale, giovani, occupazione, scuola, sviluppo rurale e pesca.

Cosa succede in Italia?

I dati dell’Agenzia per la Coesione Territoriale al 30 giugno 2020 ci aiutano a tracciare il profilo dell’attuale situazione italiana.

Attualmente risultano attivi 12 PON e 39 POR a livello nazionale.

Rispetto ai finanziamenti programmati, risulta evidente che – nel confronto con i finanziamenti attualmente certificati -, quasi il 30% dei fondi disponibili per i Programmi Operativi Nazionali non riesce ad essere utilizzato. Le regioni più virtuose riescono a spendere tra il 40 ed il 50% dei fondi loro destinati attraverso i Programmi Regionali, ma almeno la metà di esse non arriva al 30%. Nel complesso, rispetto alla programmazione, risulta inutilizzato il 37% dei fondi totali a disposizione.

La Commissione europea, già lo scorso novembre, aveva espresso le proprie preoccupazioni per la lentezza con cui l’Italia spende i fondi strutturali europei, in occasione della riunione annuale con le regioni e il governo a Trieste. La capacità complessiva di assorbimento di tali risorse resta tra le più basse dell’intera Unione.

Cosa significa?

Emerge che, a fronte di una disponibilità che ammonta a oltre 38 miliardi di euro finanziati dalla politica di coesione europea, entro il 2023 (per la regola N+3, che consente di utilizzare i fondi entro tre anni dall’impegno a bilancio) ministeri e regioni dovranno realizzare progetti e iniziative per i quali tali risorse economiche sono già state impegnate.

Quali sono allora le cause di questa limitata “capacità di assorbimento”, quali ostacoli si frappongono tra lo stanziamento e l’effettivo impiego delle risorse finanziarie europee? I principali elementi di frizione sono legati sia alle istituzioni che alle aziende del territorio.

Le cause legate alla sfera istituzionale sono principalmente:

  • Il principio secondo il quale i fondi europei debbono aggiungersi ai fondi nazionali e non sostituirli per sopperire a carenze ordinarie e tappare buchi strutturali del Paese. Questo sottintende una capacità tecnica e progettuale che i dati dimostrano inadeguata e per cui gli investimenti sono stati scarsi.
  • La scarsa diffusione e la scarsa qualità dell’informazione in tema di fondi strutturali nei confronti dei possibili beneficiari, dovute anche allo scarso coinvolgimento dei media.
  • La tendenza a preferire azioni a riscontro immediato piuttosto che progetti strutturati a medio-lungo termine generata dall’incertezza e dalla discontinuità politica.
  • Lo scarso allineamento tra le priorità regionali e quelle nazionali.

Per quanto riguarda le aziende italiane, le cause sono principalmente tre:

  • Gli imprenditori sono oggi più che mai preda dell’incertezza. La crisi sanitaria non ha fatto che esasperare la situazione, alimentando il senso di sfiducia nei confronti delle istituzioni che, seppur impegnate nell’opera tutt’altro che semplice di guidare la ripresa del paese, vengono accusate di eccessiva cautela a discapito dell’urgenza delle misure economiche.
  • La mancanza di informazione genera diffidenza nei confronti degli strumenti della finanza agevolata e la burocrazia scoraggia l’approccio a questi ultimi da parte delle aziende.
  • L’accesso ai fondi strutturali ed in generale agli strumenti della finanza agevolata richiede la presenza sul territorio di consulenti affidabili e professionali. Essi devono avere profonda conoscenza delle opportunità ed essere capaci di effettuare una progettazione di alta qualità, sia dal punto di vista formale che sostanziale. Troppo spesso gli imprenditori dimostrano scarso interesse verso questo tipo di opportunità finanziarie proprio perché scoraggiati dalla mole documentale e dalla mancata realizzazione di progetti validi ad opera di consulenti inesperti.

Valore Consulting punta proprio sull’informazione e la progettazione di qualità.

L’informazione, fondamentale per valutare tutte le occasioni di finanziamento, deve essere puntuale e specifica: Valore Consulting mette a disposizione tutta la propria esperienza con il software Lexplorer. Si tratta della piattaforma di ricerca bandi sviluppata, utilizzata ed implementata da anni all’interno dell’azienda, aggiornata quotidianamente attraverso un sistema di scouting dedicato ed oggi accessibile anche al pubblico per ricercare liberamente bandi e normative a cui ciascuna realtà aziendale può accedere. È attraverso l’informazione che possiamo porre le basi per una consulenza strategica di valore.

Una progettazione di qualità è invece garantita dall’esperienza e dall’elevata specializzazione dell’Ufficio Tecnico, per offrire alle imprese un solido supporto nell’orientare i propri investimenti e per beneficiare di tutte le opportunità messe a disposizione dall’Europa e dai vari programmi operativi attivati sull’intero territorio italiano.

Le risorse europee sono stanziate e pronte da utilizzare: incontra senza impegno un nostro consulente ed effettua un check-up preliminare della tua azienda in vista delle opportunità in arrivo per l’utilizzo dei fondi strutturali europei!

Scrivici a info@vconsulting.it oppure chiama lo 0542 643266.

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