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Da Impresa 4.0 a Transizione 4.0: innovazione e sostenibilità

Regione: Italia
Tipologia: Industria 4.0
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Nel corso del 2019 il governo Conte Bis ha deciso di rilanciare il Piano Impresa 4.0, su impulso del Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli: la Legge di Bilancio 2020 punta ad incentivare e sostenere le imprese attraverso lo strumento del credito d’imposta applicato agli investimenti in beni strumentali, in ricerca e sviluppo, in innovazione e design, in formazione 4.0.

Nel dicembre 2019 sono stati ufficializzati i dati del MISE relativi all’andamento del Piano Impresa 4.0: pur costituendo un’importante leva per gli investimenti in beni materiali ed immateriali connessi a tecnologie 4.0, le criticità emerse nella programmazione 2017-2020 dovevano costituire un’indicazione fondamentale per il triennio 2020-2022.

In estrema sintesi è emerso che i 13 miliardi di euro di incentivi in Impresa 4.0 messi a disposizione del Governo italiano sono andati appannaggio solamente di poco più del 5% delle imprese italiane: il restante 95% ha deciso di non beneficiarne o non è stato in grado di accedervi.

Dall’analisi di questa forte discriminazione si è evinto che l’erogazione di incentivi a fronte di acquisti di macchinari costosi (era obbligatoria l’interconnessione con i macchinari), calcolati sull’ammortamento, si è dimostrata effettivamente funzionale solo nel momento in cui è stata applicata ad aziende i cui utili superavano gli investimenti. Gli incentivi sono stati infatti in larga parte ottenuti godendo del meccanismo del super ammortamento da parte di aziende medio grandi, relativamente perlopiù alla componente macchinari a scapito dei beni immateriali.

Ancora una volta il Piano tendeva a adottare meccanismi che si dimostravano problematici per le PMI, per cui rilevanti investimenti in macchinari sono statisticamente occasionali e condizionanti per la situazione finanziaria d’impresa.

Nel corso del 2019 la crescita di Industria 4.0 ha subito un rallentamento ed il mercato ha registrato una contrazione del 10-15% rispetto all’anno precedente. Gli analisti concordano che la situazione sia fondamentalmente stata dovuta al fatto che le PMI, pur rappresentando la parte più rilevante del panorama imprenditoriale italiano, avessero ancora bisogno di sostegno. Sostegno sia dal punto di vista finanziario, sia dal punto di vista della consapevolezza ed informazione in merito ai processi di trasformazione tecnologica e digitale, che implica ovviamente l’ammodernamento degli assetti gestionali ed organizzativi senza trascurare il coinvolgimento di risorse umane e lavoratori.

Solo una minima parte delle aziende, il 14%, è risultata aver raggiunto uno stato avanzato di sviluppo digitale caratterizzato da progettualità 4.0 evolute; il 49% delle aziende ha posto le basi per una gestione digitale dei processi ed il 37% ha sperimentato la fase iniziale della trasformazione digitale.

Risulta quindi evidente un divario tra le grandi aziende, di cui il 70% è stato dotato di un piano di sviluppo che prevedesse l’introduzione di tecnologie innovative, e le piccole e medie realtà che hanno incontrato ostacoli nell’adozione di tecnologie digitali e nell’accesso agli incentivi. Nelle PMI la cultura aziendale, la governance del cambiamento e le strategie di sviluppo sono rimasti punti deboli su cui sarebbe stato indispensabile intervenire.

Alcune delle cifre ufficiali pubblicate dal MISE, relative al Piano Industria 4.0, sono significative per la comprensione della situazione attuale:

  • Investimenti in beni materiali usufruendo della componente iper-ammortamento: 10 mld € per 15.000 imprese beneficiarie (per il 64% di medio-grande dimensione);
  • Investimenti in beni immateriali usufruendo della componente super-ammortamento: 3,3 mld € per 43.000 imprese beneficiarie;
  • Utilizzo del super ammortamento sui beni materiali per oltre 1 mln di imprese;
  • Investimenti in spese di Ricerca & Sviluppo beneficiando del credito d’imposta: 8,6 mld € (agevolate prevalentemente imprese di medio-grande dimensione, 63%).

Le linee d’intervento previste per una nuova politica industriale del paese – maggiormente inclusiva ed attenta alla sostenibilità – si sono tradotte nell’evoluzione di Impresa 4.0 nel Piano Transizione 4.0: questa dicitura sottolinea la volontà di fornire strumenti incisivi ed accessibili per agevolare il processo di transizione digitale in atto.

Il Piano Transizione 4.0 è perciò orientato a stimolare la competitività delle aziende, premiando le realtà che decidono di investire in innovazione sostenibile, ricerca, sviluppo e formazione, attraverso un’iniezione di risorse pari a circa 7 miliardi di euro. L’ambizioso obiettivo del Piano è l’ampliamento del 40% della platea di imprese potenzialmente beneficiarie.

Le misure previste dal Piano sono, in sintesi, le seguenti.

  • Incremento della stabilità delle misure attraverso una programmazione in ottica pluriennale;
  • Individuazione del credito d’imposta come canale unico di accesso (super e iper-ammortamento convergono nel nuovo credito d’imposta per beni strumentali) per ampliare il bacino dei potenziali beneficiari;
  • Automatizzazione delle misure ed eliminazione dei limiti alle compensazioni;
  • Riduzione del tempo di rientro degli incentivi ricorrendo al credito d’imposta compensabile in 5 anni;
  • Anticipazione del momento di fruizione a partire dal gennaio dell’anno successivo, eliminando l’attesa fino alla dichiarazione fiscale dell’anno seguente a quello dell’investimento;
  • Potenziamento degli incentivi per l’acquisto di beni immateriali eliminando il vincolo d’investimento con i beni materiali;
  • Maggiore attenzione ad innovazione, investimenti ecosostenibili ed attività di design/ideazione estetica grazie all’estensione del credito d’imposta per ricerca e sviluppo;
  • Supporto alla crescita ed al trasferimento tecnologici tramite formazione, informazione ed incentivazione delle competenze; connessione di produzione e ricerca mediante la figura dell’Innovation Manager;
  • Riduzione dell’incertezza applicativa e semplificazione normativa.

L’impegno nella promozione del concetto di transizione sembra supportato anche da un’ulteriore serie di interventi previsti dalla Legge di Bilancio 2020 che non si limitano al Piano Transizione 4.0, tra cui.

  • Lo stanziamento di 100 mln € per l’IPCEI (Important Projects of Common European Interest) sulle batterie;
  • Il rifinanziamento di tutte le misure strategiche del MISE come la “Nuova Sabatini”;
  • I Contratti di sviluppo per il sostegno all’innovazione dell’organizzazione, dei processi e della tutela ambientale;
  • L’individuazione delle aree di crisi industriale, le cui questioni economiche ed occupazionali abbiano rilevanza nazionale e non siano affrontabili con i soli strumenti regionali;
  • Il rifinanziamento del Fondo di garanzia PMI con ben 670 mln €;
  • Il potenziamento degli Istituti tecnici Superiori.

Le direttrici del Piano Transizione 4.0 e le misure da esse previste potrebbero avere un’importante portata per il prossimo futuro delle imprese italiane. Resta con noi e continua a seguirci per scoprire nel dettaglio quali saranno le opportunità da non perdere nel 2020!

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