Europrogettazione


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Europrogettazione


Con il termine “europrogettazione” ci si riferisce all’insieme delle pratiche di creazione e formulazione finalizzate alla produzione di progetti europei, cioè alla redazione delle domande destinate alla Commissione europea (o le altre autorità di gestione dei fondi europei) con lo strumento del bando pubblico in ambito comunitario. I beneficiari possono essere sia enti privati che pubblici.

La sfida che attende chi si vuole cimentare nella progettazione europea è un’attività complessa di informazione e ricerca, che richiede iniziativa, esperienza, sensibilità. Valore Consulting è una società di consulenza la cui vocazione è proprio costituire un team di supporto alle aziende che intendono sottoporre all’Europa le proprie idee innovative. L’azienda è dotata infatti di un proprio ufficio tecnico, costituito da professionisti in europrogettazione, che si coordina in tutte le attività, a partire dalla ricerca e dalla formulazione dell’idea progettuale alla presentazione della domanda, dalla composizione del partenariato al monitoraggio e rendicontazione finale.

Valore Consulting è iscritta al al Registro delle Società di Consulenza riconosciute dall’Unione Europea, con numero di registrazione 018186524537-72: con l’adesione al Registro di Trasparenza si impegna a rispettare un codice di condotta orientato alla trasparenza e alla legalità.


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Cosa sono i fondi europei?

Fondi e progetti europei sono prima di tutto un mezzo definito dall’Unione Europea per realizzare le finalità di benessere, uguaglianza, crescita economica e sociale, integrazione territoriale (formalizzate nelle politiche di coesione): il loro scopo è andare incontro ai bisogni reali dei cittadini europei con risposte concrete e realizzabili. È essenziale ricordare questo principio, in quanto alla base delle modalità di partecipazione ai progetti europei.

L’Unione Europea costituisce uno dei maggiori attori nella politica globale. Si tratta storicamente della più grande unione tra popoli, realizzata su stato di diritto, democrazia, libertà ed uguaglianza, che promuove, con misure adottate progressivamente negli stati membri:

  • la stabilità delle economie degli stati appartenenti all’EU attraverso l’utilizzo della moneta unica;
  • l’internazionalizzazione delle imprese europee, la loro competitività, la tutela della qualità dei prodotti e della salute dei consumatori, con l’istituzione del mercato unico;
  • i diritti civili e sociali (coesione sociale, crescita, occupazione, sicurezza), l’innovazione e lo sviluppo sostenibile attraverso le istituzioni comunitarie.

L’Unione europea è caratterizzata da alcuni attributi che le permettono di agire come un assetto istituzionale unitario, pur non essendo di fatto uno stato:

  • è dotata di una Corte di Giustizia a garanzia di un processo legislativo vincolante per i membri;
  • è dotata di un Parlamento Europeo con poteri vincolanti nella nomina della Commissione europea, nel processo legislativo e nell’approvazione del bilancio comunitario;
  • ha competenza su alcune prerogative degli stati, quali la politica monetaria, fiscale, estera e di sicurezza;
  • dispone di risorse proprie, indipendenti dagli stati membri, per l’attuazione delle proprie politiche.

È proprio quest’ultimo punto a costituire il principale mezzo di attuazione delle politiche comunitarie, attraverso lo strumento dei progetti europei. Per via di questo loro valore necessitano di essere allocati in modo specifico nel bilancio comunitario (all’interno di un quadro finanziario pluriennale, tipicamente di 7 anni), come pure essere soggetti ad un complesso processo legislativo (definizione delle priorità, discussione, formulazione tecnica, approvazione) che coinvolge l’insieme delle istituzioni comunitarie: Commissione, Parlamento e Consiglio europei.

Operare con i fondi europei significa considerare sia il processo legislativo che identifica la natura dei progetti oggetto di finanziamento, sia il bilancio comunitario per identificare l’ammontare delle risorse allocate.

Un approfondimento sui fondi europei e sul loro finanziamento

L’aggiudicazione dei bandi europei passa attraverso due procedure:

  • la gara d’appalto (“call for tenders”): le istituzioni richiedono azioni quali servizi specifici, forniture o lavori attraverso il meccanismo della gara e dell’aggiudicazione secondo le regole di mercato. In questo caso non si può parlare di reale progettazione, ma più dell’instaurarsi di un rapporto cliente-prestatore d’opera in cui il beneficiario si assicura un profitto.
  • l’invito a presentare proposte (“call for proposals” o “call for grants”): i potenziali beneficiari elaborano proposte che coniugano il proprio fine istituzionale con la realizzazione di obiettivi programmatici dell’ente aggiudicante. I finanziamenti erogati non includono quindi forme di profitto per i beneficiari.

I finanziamenti possono essere gestiti con modalità differenti, che si riflettono su tutte le fasi di un bando europeo, dalla concezione alla pubblicazione, all’aggiudicazione, esecuzione, monitoraggio e valutazione. La principale distinzione è la seguente:

  • Finanziamenti a gestione diretta: l’intero processo è gestito dalla Commissione europea e configura attività di dimensione comunitaria (con il coinvolgimento di partner negli altri stati membri). Le proposte in questo caso devono essere formulate in lingua inglese (es. Horizon2020, Europa Creativa, Erasmus+, LIFE);
  • Finanziamenti a gestione indiretta: stanziati dai Fondi Strutturali e finalizzati alla riduzione degli squilibri economici e strutturali tra le regioni europee in ragione dello sviluppo socioeconomico comunitario. Questi finanziamenti vengono gestiti dalle singole Autorità di Gestione (nella fattispecie le regioni per l’Italia) attraverso documenti-quadro chiamati Programmi Operativi ed hanno dimensione principalmente locale, per questo motivo i progetti per accedervi non necessitano di redazione in lingua inglese.
  • Programmi di Cooperazione Territoriale: anch’essi finanziati dai Fondi Strutturali, sono destinati a progetti condivisi tra territori di più stati membri, accomunati da prossimità geografica oppure dall’appartenenza a comuni macro-aree, piuttosto che da problematiche simili (es. ALCOTRA, Spazio Alpino, Central Europe, URBACT).

I progetti europei seguono una particolare logica, che si riflette sui criteri di scelta di avvio di un’attività di europrogettazione piuttosto che la ricerca di forme alternative di finanziamento: non è infatti sufficiente che siano in linea con gli obiettivi del bando di riferimento e gli scopi istituzionali dell’organizzazione che lo propone, ma è necessario dimostrare che l’attività proposta non potrebbe essere realizzata o avrebbe un impatto inferiore a quello desiderato in assenza del finanziamento erogato. Questa logica è evidente nel caso dei Programmi di Cooperazione Territoriale, in cui la realizzazione di un progetto che coinvolge più paesi o territori può generare un valore aggiunto rispetto alla somma dei singoli interventi locali relativamente al settore di attività di riferimento.

I progetti europei rappresentano importantissime occasioni: nonostante le specificità che possono sembrare limitanti, è necessario considerare anche la portata delle risorse disponibili, la varietà delle linee di finanziamento previste e l’opportunità di affacciarsi a nuove prospettive di sviluppo di respiro internazionale.

In relazione alle diverse modalità di gestione dei fondi comunitari, è possibile individuare tre forme di finanziamento prevalenti, con particolari caratteristiche ed allocazioni di risorse per tematica o territorio: i Programmi Comunitari (gestiti direttamente dall’UE), i Fondi Strutturali (gestiti indirettamente a livello nazionale e regionale), e i Programmi di Cooperazione Territoriale (analoghi ai Fondi Strutturali, ma finalizzati alla cooperazione territoriale).

I Programmi Comunitari

I Programmi Comunitari sono linee di finanziamento che gestisce direttamente la Commissione europea – attraverso Direzioni Generali o Agenzie Esecutive -, che si fa carico di pubblicare linee programmatiche e bandi, selezionare e monitorare i progetti, nonché di erogare i fondi direttamente ai beneficiari.

Questi programmi hanno una duplice connotazione:

  • politica, in quanto fanno seguito ad un processo legislativo e quindi ad un atto politico dell’Unione Europea per cui si definiscono obiettivi, ammissibilità, tipologia di interventi ed allocazione dei fondi per un periodo di sette anni;
  • transnazionale, poiché ai potenziali beneficiari viene richiesto lo sforzo di coinvolgere partner appartenenti ad altri paesi dimostrando un reale impatto sull’intera Europa.

Per loro natura questi programmi prevedono progetti di respiro internazionale e sono poco adatti ad iniziative con impatto locale a cui sono destinati i Fondi Strutturali. La dotazione per il periodo 2014-2020 ammonta a 200 miliardi di euro, segue un elenco dei principali programmi previsti nel settennio:

  • Erasmus+ (14,7 mld €) per educazione e formazione, giovani, mobilità, scambi internazionali, lingue e sport.
  • Europa Creativa (1,46 mld €) per la promozione e diffusione di arti e attività culturali, audiovisivi e multimedia.
  • Horizon2020 (80 mld €) per la ricerca scientifica, l’innovazione e le loro applicazioni nell’industria e nella società.
  • LIFE (3,4 mld €) in favore di ambiente, risorse ed efficienza energetica, biodiversità e clima.
  • EaSI (0,92 mld €) per occupazione, lavoro, inclusione sociale, mobilità, economia sociale.
  • Europa per i cittadini (0,186 mld €) a sostegno della memoria e dei valori comunitari ed alla partecipazione civica e democratica.
  • Programma per i diritti, l’uguaglianza e la cittadinanza (0,439 mld €) in favore dell’uguaglianza, dei diritti civili, della lotta a discriminazioni e violenza.
  • Programma Giustizia (0,378 mld €) per la collaborazione su giustizia e diritto alla giustizia e lotta alla droga.
  • Programma Salute (0,449 mld €) in favore della promozione di salute, prevenzione e sistemi sanitari.
  • Programma per la tutela dei consumatori (0,189 mld €) per la sicurezza dei prodotti, la rappresentanza e i diritti dei consumatori.
  • COSME (2,3 mld €) per finanziamenti, accesso ai mercati ed agevolazioni per piccole e medie imprese.
  • Connecting Europe Facility (26 mld €) a supporto di comunicazioni, reti di trasporti, energetiche e digitali.
  • Programmi per la cooperazione con Paesi Terzi: IPA II (11,699 mld €), ENI (15,433 mld €), DCI (19,662 mld €) e FES (30,506 mld €), per la cooperazione e lo sviluppo, i diritti e la società civile.

La gestione dei Programmi Comunitari compete direttamente alle Direzioni generali della Commissione europea competenti, ma può coinvolgere anche alcune Agenzie da esse distinte:

  • Le Agenzie dell’Unione europea, istituite per compiti specifici quali la pubblicazione di bandi, la selezione delle proposte, il monitoraggio e l’informazione ai beneficiari. Ad esempio, l’Agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese (EASME) è incaricata dell’esecuzione del programma COSME ed alcune componenti di Horizon2020 e LIFE; analogamente l’Agenzia esecutiva per l’istruzione, gli audiovisivi e la cultura (EACEA) è incaricata per Europa Creativa, Erasmus+ ed Europa per i Cittadini.
  • Le Agenzie Nazionali, istituite dalla Commissione di concerto con i governi nazionali per eseguire ed amministrare alcuni programmi nei singoli paesi (informazione ai cittadini, raccolta e selezione delle proposte). Ad esempio, INDIRE, ISFOL e l’Agenzia per i Giovani hanno in carico la gestione operativa rispettivamente dei settori istruzione, formazione professionale e gioventù del programma Erasmus+ per l’Italia.
  • I Punti di Contatto Nazionali (National Contact Point/Desk) finalizzati all’informazione ai potenziali partecipanti anche con pubblicazioni ed eventi. Ad esempio, il Ministero dell’Ambiente e APRE rappresentano i Punti di Contatto Nazionali relativamente a LIFE ed Horizon2020, mentre Erasmus+ prevede la rete Eurodesk per il supporto diretto ai giovani.
  • Istituzioni dedicate all’informazione, come la rete Europe Direct, la rete Enterprise Europe Network per le PMI ed il servizio You Europe.

Per quanto riguarda i Programmi Comunitari, un elemento importante per la presentazione delle proposte è la transnazionalità: queste devono essere sottoposte da un partenariato composto da soggetti provenienti da almeno due o tre diversi stati membri (in cui deve essere definita una ripartizione di ruoli e responsabilità ed indicato un capofila che coordini i partner). Ampiezza e transnazionalità garantiscono il “valore aggiunto europeo, cioè la capacità del progetto di produrre effetti amplificati a livello geografico o globale per l’intera Unione: progetti di natura nazionale, regionale o locale sono quindi esclusi dalla programmazione comunitaria e supportati con i Fondi Strutturali.

Ulteriori criteri da tenere in considerazione sono l’innovatività della proposta e la sua replicabilità, i benefici anche collaterali e la sostenibilità, intesa come capacità di produrre effetti anche oltre la durata del progetto stesso.

Le sovvenzioni erogate nell’ambito dei Programmi Comunitari si configurano sempre come cofinanziamenti che raramente vanno a coprire la totalità dei costi (dal 50 al 70-80% delle spese ammissibili). Si tratta di contributi a fondo perduto a copertura delle spese necessarie per lo svolgimento di una specifica attività (raramente sono ammissibili, ad esempio, spese in beni materiali durevoli), non sono né cumulabili né retroattivi e non possono generare profitto. È infine richiesta prova e rendicontazione sia dei finanziamenti apportati dal beneficiario o da terzi, sia dei costi sostenuti per le attività finanziate del progetto.

Le principali priorità individuate dalla Strategia Europa 2020, in cui i Programmi Comunitari sono stati ridefiniti con accorpamenti e concentrazione dei fondi nei settori predominanti, per il periodo 2014-2020 sono:

  • la crescita intelligente, a favore di un’economia basata su conoscenza ed innovazione;
  • la crescita sostenibile, a supporto dell’efficienza nell’impiego delle risorse per un’economia più verde e competitiva,
  • la crescita inclusiva, a sostegno di occupazione e coesione economica, sociale e territoriale.

Gli obiettivi definiti per il 2020 da questa strategia sono in sintesi:

  • tasso di occupazione almeno del 75% (tra 20 e 64 anni);
  • investimento del 3% del PIL i Ricerca e Sviluppo;
  • riduzione dei gas serra di almeno il 20%, innalzamento al 20% della quota delle fonti di energia rinnovabile sul consumo finale, miglioramento del 20% dell’efficienza energetica;
  • riduzione al 10% del tasso di abbandono scolastico (con conseguimento di un diploma universitario per almeno il 40% della popolazione tra 30 e 34 anni);
  • riduzione del 25% degli europei al di sotto delle rispettive soglie di povertà nazionali.

I Fondi Strutturali

Per introdurre i Fondi Strutturali è necessario premettere che l’Unione Europea è caratterizzata dalla diversità: geografica, culturale, storica, economica e sociale. Il suo motto ufficiale è proprio “Uniti nella diversità”, a sottolineare il fatto che questo sia un tratto fondamentale di un’entità costituita da 27 stati membri, che si estende su oltre 4 milioni di km in cui vivono quasi 447 milioni di abitanti. Le differenze anche all’interno degli stati membri sono numerose, basti pensare solo al Nord e al Sud dell’Italia.

L’Europa necessita quindi di una politica di solidarietà che vada a ridurre il divario che esiste tra le regioni, per conseguire un equilibrato sviluppo economico, sociale e territoriale: questa prende il nome di politica regionale o politica di coesione, i cui obiettivi sono:

  • investimenti in favore della crescita e dell’occupazione (supportati dai Fondi Strutturali)
  • cooperazione territoriale europea (sostenuta dai progetti congiunti tra territori dei diversi stati membri).

Lo strumento attuativo della politica di coesione è costituito dai Fondi Strutturali e di Investimento Europei – più semplicemente Fondi Strutturali – che si suddividono in:

  • FESR – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (187,4 mld €);
  • FSE – Fondo Sociale Europeo (86,4 mld €, cui si aggiungono 3,2 mld € per l’iniziativa per l’occupazione giovanile);
  • FC – Fondo di Coesione (63,2 mld €);
  • FEASR – Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (95 mld €);
  • FEAMP – Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (5,7 mld €);

L’allocazione finanziaria delle risorse provenienti dai principali fondi prevede una distinzione tra regioni più o meno sviluppate, in relazione alla differenza fra il PIL pro-capite rispetto alla media europea:

  • Regioni meno sviluppate (PIL pro-capite inferiore al 75% della media UE), per l’Italia sono Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia;
  • Regioni in transizione (PIL pro-capite tra il 75 e il 90% della media UE), per l’Italia sono Sardegna, Abruzzo e Molise;
  • Regioni più sviluppate (PIL pro-capite superiore al 90% della media UE).

I Fondi Strutturali sono quindi finanziamenti a gestione indiretta – definizione, pubblicazione, aggiudicazione, monitoraggio ed erogazione dei contributi sono demandate ad Autorità di Gestione nazionali o regionali – utilizzati per sostenere progetti e interventi nelle varie regioni europee: associandosi ai finanziamenti nazionali e regionali ne potenziano i risultati nell’ottica di concorrere agli obiettivi comuni UE. Essi hanno una stretta correlazione con le politiche nazionali, regionali e locali e coinvolgono finanziariamente gli stati membri (l’ammontare totale dei fondi disponibili prevede un contributo dal bilancio del paese beneficiario tra il 25 e il 50% delle risorse a disposizione), oltre alle amministrazioni, alle parti sociali, alle organizzazioni civili, per riflettere fedelmente le priorità territoriali. Questi aspetti semplificano la presentazione dei progetti in quanto autorità di gestione dei bandi e beneficiari sono maggiormente vicini, quindi informazioni e dialogo sono facilitate. La gestione di tutto l’iter nella lingua nazionale e la possibilità di creare più facilmente partenariati a livello locale sono ulteriori punti di forza.

I Fondi Strutturali realizzano quindi la politica di coesione i cui obiettivi sono definiti dalla Strategia Europa 2020 (innovazione, ambiente, inclusione sociale) e la loro distribuzione predilige le regioni meno sviluppate ed i settori considerati prioritari, declinati in obiettivi tematici.

La programmazione dei Fondi Strutturali si concretizza nei Programmi Operativi (PON se nazionali, POR se regionali). Tale programmazione segue un iter complesso le cui fasi principali sono, in sintesi:

  • definizione del bilancio comunitario settennale attraverso negoziazioni a livello comunitario;
  • redazione del regolamento contenente le disposizioni comuni in materia di Fondi Strutturali – che comprende un Quadro Strategico Comune (QSC) per il coordinamento tra strategie comunitarie e le specifiche esigenze nazionali, regionali e locali – e dei regolamenti specifici per ciascun fondo in relazione al periodo di programmazione;
  • trasmissione da parte della Commissione europea di un Position Paper (integrato da raccomandazioni specifiche) alle singole istituzioni nazionali, che esprime priorità ed obiettivi specifici per il paese destinatario;
  • redazione della bozza di Accordo di Partenariato (AP) da parte di ciascuno stato destinatario (sulla base di una collaborazione fra autorità regionali e locali interessate), un documento che descrive in modo approfondito e dettagliato la strategia nazionale per l’utilizzo dei Fondi Strutturali, le strategie, le priorità, le modalità di allocazione e allocazione dei finanziamenti,
  • analisi e approvazione dell’Accordo di Partenariato da parte della Commissione europea;
  • elaborazione su base regionale di un Documento Strategico Unitario (DSU, anche Documento Strategico Regionale) che definisce, attraverso un dialogo tra istituzioni comunitarie, nazionali e locali, società civile e parti sociali, le strategie e le priorità su cui basare la definizione dei Programmi Operativi Regionali;
  • elaborazione di POR e PON da parte delle rispettive Autorità di Gestione (Direzioni Regionali e Direzioni Generali dei ministeri) e presentazione alla Commissione europea per analisi ed approvazione;
  • fase di esecuzione dei Fondi Strutturali in cui:
    • l’Autorità di Gestione fornisce informazioni sui progetti, emette bandi, seleziona e monitora i progetti; viene affiancata da un comitato di monitoraggio, un organismo di certificazione di spese e richieste ed un organismo per la revisione dei conti;
    • la Commissione europea impegna i fondi e collabora con le autorità nazionali per il rimborso delle spese certificate, il monitoraggio e la rendicontazione.

I Programmi di Cooperazione Territoriale

Un altro strumento per la gestione indiretta dei Fondi Europei è costituito dai Programmi di Cooperazione Territoriale, che promuovono la collaborazione tra diversi stati membri per la realizzazione di azioni congiunte in risoluzione di problematiche comuni ai territori coinvolti, indipendentemente dalle frontiere. La gestione dei fondi è in questo caso delegata ad un’autorità di gestione per ciascun programma, tipicamente un ente nazionale o regionale le cui competenze vengono estese sul territorio transnazionale di riferimento.

Nel dettaglio le strutture di gestione coinvolte nei programmi di cooperazione sono:

  • Autorità di Gestione: responsabile di gestione ed attuazione del programma,
  • Segretariato Tecnico Congiunto: responsabile del coordinamento dei soggetti interessati, dell’assistenza e del supporto operativo;
  • Autorità di Certificazione: responsabile di gestire versamenti e pagamenti,
  • Autorità di Audit: responsabile del monitoraggio;
  • Comitato di Sorveglianza: responsabile dell’efficacia e qualità nell’attuazione del programma e co-responsabile nella selezione dei progetti
  • Punto di Contatto Nazionale (NCP): responsabile del collegamento tra il livello nazionale/regionale e quello transnazionale a livello di informazioni ed assistenza,
  • Comitato Nazionale di Programma: responsabile del coordinamento fra le regioni partecipanti,
  • Coordinamento Regionale: responsabile dell’erogazione di informazioni ed assistenza a livello regionale.

Analogamente agli altri programmi a gestione indiretta, l’autorità di gestione programma gli interventi, emana i bandi, fornisce informazioni, seleziona e monitora i progetti. Gli interventi vengono delineati attraverso Programmi di Cooperazione (con una struttura simile a PON e POR) che devono riportare le priorità d’investimento, gli obiettivi specifici, le azioni previste, e risultati attesi e gli indicatori, il piano finanziario e le tempistiche attese, oltre ad indicazioni integrative relative al contesto ed alle istituzioni coinvolte.

La Cooperazione territoriale europea può essere distinta in tre componenti, per cui è possibile individuare i programmi che hanno rilevanza per il territorio italiano:

  • Cooperazione transfrontaliera, per la promozione dello sviluppo fra regioni confinanti di stati membri o con un paese terzo
    • Cooperazione transfrontaliera interna: Italia-Francia Marittimo, Italia-Francia Alcotra, Italia-Svizzera, Italia-Austria, Italia-Slovenia, Italia-Croazia, Grecia-Italia, Italia-Malta;
    • Cooperazione transfrontaliera esterna: IPA Italia-Albania-Montenegro, ENI Italia-Tunisia, ENI Mediterranean Sea Basin.
  • Cooperazione transnazionale, finalizzata alla promozione regionale su territori transnazionali estesi che condividono problematiche comuni
    • Central Europe (Europa centrale), Med (Mediterraneo), Alpine Space (Spazio Alpino), Adriatic-Ionian (Adriatico-Ionio).
  • Cooperazione interregionale, per il rafforzamento della politica di coesione attraverso lo scambio di esperienze e best-practice su specifici ambiti tematici
    • Urbact III (sviluppo urbano), Interreg Europe (sviluppo regionale e temi “Europa 2020”), Espon (sviluppo e coesione territoriale), Interact (assistenza alle autorità di gestione nella cooperazione territoriale).

Ovviamente, in base al criterio detto di ammissibilità territoriale, l’accesso ai Programmi di Cooperazione Territoriale è strettamente correlato alla posizione geografica delle organizzazioni partecipanti.

Ciascun programma di cooperazione transfrontaliera e transnazionale può individuare fino a 4 obiettivi tematici su cui deve concentrare almeno l’80% delle risorse, riservando il restante 20% al sostegno della transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. I programmi di cooperazione interregionale non sono sottoposti ai precedenti vincoli in quanto, per definizione, hanno già una forte connotazione tematica.

Presentare una proposta di progetto nell’ambito dei Programmi di Cooperazione Territoriale richiede la costituzione di un partenariato che coinvolga soggetti nazionali, regionali e locali appartenenti a paesi diversi, ovviamente competenti rispetto alla tematica di riferimento. Solitamente i suddetti programmi prevedono un cofinanziamento comunitario a copertura tra il 75 e l’85% delle spese ammissibili, hanno una durata media di circa 36 mesi ed il contributo che per essi si configura va generalmente da 1 a 2 milioni di euro.

In cosa consiste la progettazione europea nello specifico?

Presentare un progetto europeo richiede l’identificazione di un’idea progettuale, la verifica della solidità di quest’ultima, la descrizione dettagliata e funzionale agli obiettivi strategici, la redazione, l’attuazione e la rendicontazione: queste sono le fasi che caratterizzano l’attività cosiddetta di europrogettazione.

Scrivere un progetto europeo presuppone una lettura estremamente attenta del bando di riferimento e la predisposizione di una serie di elementi che sottostanno ad una struttura generale comune, declinata in funzione dello specifico progetto. La redazione di quest’ultimo deve rispondere ad alcune condizioni minime, che vanno dall’individuazione di un’idea progettuale adatta al bando e di un bando alla portata delle capacità dell’organizzazione, alla fattibilità di realizzare un partenariato ammissibile con adeguate risorse tecniche e finanziarie, solide e complementari. In questo senso una proposta progettuale completa richiede:

  • Attenta lettura delle linee guida;
  • Analisi del contesto e suo aggiornamento;
  • Risposta alle specifiche richieste del bando;
  • Definizione della struttura definitiva di partenariato e gruppo di lavoro;
  • Descrizione precisa di tutte le attività;
  • Cronoprogramma,
  • Piano finanziario;
  • Descrizione della strategia di disseminazione dei risultati del progetto.

Elementi decisivi che incidono sul successo delle proposte sono:

  • Originalità ed innovatività dell’idea progettuale (novità rispetto a precedenti iniziative e applicazione di tecniche e competenze all’avanguardia);
  • Dimensione europea del progetto (capacità del progetto di coinvolgere l’intero territorio con i propri benefici diretti o indiretti e la replicabilità in contesti diversi);
  • Best value for money” (garanzia del miglior risultato e migliore qualità con il minor impiego di risorse).

Da non dimenticare è l’utilizzo di un linguaggio chiaro nell’esposizione del progetto (soprattutto in caso di scrittura in una lingua diversa dalla propria) e l’adozione di un quadro logico a supporto della proposta.

Le sfide del progettista europeo

Il progettista deve tener conto di una vasta serie di fattori, in primo luogo deve essere informato, conoscere e consultare regolarmente le fonti presso cui reperire indicazioni sulle attività e le politiche europee.

Indispensabile per il progettista è monitorare l’uscita dei bandi: le relative informazioni devono essere reperite accedendo a numerose fonti, tra cui la Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, le pagine web delle Direzioni Generali, gli avvisi diffusi dai Centri di informazione, il portale dell’Unione Europea. Le società specializzate in europrogettazione possono inoltre implementare propri network o creare autonomamente strumenti informativi: Valore Consulting ha creato Lexplorer, un software per la ricerca dei bandi, supportato da un’attività di aggiornamento quotidiana e continua con cui gli esperti di scouting dell’azienda elaborano tutte le informazioni necessarie al team di progettisti.

Questa serie di informazioni, che dev’essere costantemente aggiornata e verificata, permette al progettista di individuare, anche grazie alla propria esperienza ed abilità nella valutazione preliminare e nell’individuazione di potenziali partner, il programma ed il bando più adatto all’idea di progetto in fase di elaborazione.

È necessario poi, verificando i soggetti ammessi alla partecipazione ai bandi ed eventuali requisiti specifici, definire la tipologia del progetto da presentare e la composizione del partenariato.

Il passaggio immediatamente successivo consiste nel delineare una chiara idea progettuale, in linea con gli obiettivi generali del programma di riferimento e le misure ammissibili nell’ambito dello specifico invito a presentare proposte, al fine di giustificare la richiesta di finanziamento tramite i Fondi Europei. In sintesi, i requisiti di un’idea progettuale potenzialmente di successo devono essere:

  • Valore aggiunto europeo;
  • Innovazione e originalità;
  • Transnazionalità;
  • Sostenibilità;
  • Interesse comunitario;
  • Trasferibilità dei risultati.

Per predisporre una proposta è innanzitutto necessario munirsi della necessaria documentazione: la decisione di adozione del programma, il testo dell’invito a presentare proposte, le linee guida per i proponenti ed il modulo per la presentazione della proposta di progetto, oltre ad eventuale ulteriore documentazione richiesta. Questa modulistica è utile per formalizzare e strutturare la proposta coerentemente con tutte le linee guida istituzionali.

La proposta progettuale si sviluppa attraverso un iter ben definito:

  • Idea progetto:
    • Raccolta informazioni;
    • Progettazione con metodologia PCM (Project Cycle Management);
  • Individuazione degli obiettivi;
  • Costituzione del partenariato:
    • Ricerca dei partner e fra istituzioni provenienti di norma da almeno 2 o 3 stati membri dell’UE;
    • Consultazione banche dati e siti della Commissione europea e Punti di Contatto Nazionale;
    • Studio e analisi della capacità organizzativa e finanziaria, rilevanza della proposta, adeguatezza delle metodologie, sostenibilità, budget ed efficienza finanziaria;
  • Definizione delle attività:
    • Verifica di coerenza con gli obiettivi;
    • Valutazione di tempistiche e fasi incrementali con diagramma di Gantt;
  • Aggiudicazione, stipula del contratto e accordi tra partner;
  • Attività di informazione e pubblicità sul progetto.

L’Unione Europea mette a disposizione fondi consistenti per il finanziamento dei progetti più meritevoli ed all’avanguardia: si tratta per le aziende di entrare in una dimensione di respiro internazionale e di spingere i propri limiti oltre i confini nazionali diventando attore del progresso dell’UE, con vantaggi in termini di risorse, conoscenze, benessere.

Un’attività di progettazione correttamente focalizzata, capace di descrivere adeguatamente obiettivi, attività e risultati attesi con il supporto di una documentazione esaustiva, pertinente e conforme è certamente tra gli elementi chiave per il successo di un progetto europeo.

Consapevole di tale importanza, Valore Consulting è sempre aperta alla discussione dei progetti dei propri clienti per individuare le opportunità per beneficiare dei Fondi Europei. Ai nuovi clienti viene proposto un check-up aziendale preliminare con cui i consulenti possono immediatamente valutare la situazione e le prospettive di sviluppo dell’impresa e se esistono i presupposti per considerare lo strumento dell’europrogettazione.


Il Partenariato

Uno dei requisiti fondamentali per accedere ai finanziamenti comunitari diretti è il rispetto della transnazionalità, intesa come partecipazione ai progetti da parte di più soggetti provenienti dai diversi Stati Membri (o comunque provenienti dai Paesi ammissibili al singolo programma di riferimento). Il motivo risiede nel fatto che, attraverso le calls for proposals, la Commissione punta a finanziare progetti con un valore aggiunto comunitario, in grado di contribuire in maniera significativa al raggiungimento dell’obiettivo di interesse generale europeo, nell’ambito del settore di riferimento di ciascun programma comunitario. Di qui la necessità, in sede di redazione di una proposta progettuale di ricercare partner in altri Paesi, in grado di conferire al Progetto un valore aggiunto.

La qualità del partenariato costituisce in genere uno dei principali criteri di valutazione delle proposte progettuali; pertanto, nella scelta dei potenziali partner di progetto occorre prestare particolare attenzione alla verifica delle loro competenze, capacità finanziarie ed esperienze nel campo d’azione del progetto, nonché al rispetto dei requisiti fissati dal bando (es. provenienza geografica, natura giuridica, appartenenza ad una particolare categoria, e via dicendo).

Infine, la costruzione di un partenariato europeo richiede una chiara ripartizione di ruoli e responsabilità rispetto agli obiettivi ed alle attività della proposta progettuale.

Principi fondanti:

  • Cofinanziamento: le risorse europee non vengono mai a sostituire completamente i progetti di investimento delle singole regioni d’Europa, ma sempre le affiancano. In questo modo, dovendo il territorio autofinanziarsi, anche se per una piccola parte, non viene completamente meno la responsabilità locale nell’implementazione dei progetti;
  • Disimpegno automatico: le risorse destinate ad una Regione non vengono erogate ex ante, ma impegnate. La loro effettiva concessione, su base annuale, avviene solo al seguito della presentazione della rendicontazione delle spese avvenute entro un certo lasso di tempo. Ad inizio di ogni settennato, viene deciso quanto lungo sarà questo periodo: nel periodo 2007-2013 la Regione doveva mostrare di avere speso quanto a lei impegnato entro 2 anni; nel periodo 2014-2020 entro 3;
  • Results-oriented: sono stati decisi degli indicatori qualitativi e quantitativi capaci di dimostrare quali e quanti risultati sono stati raggiunti al termine di un periodo. La tendenza è quello di incidere molto più sui risultati che sulle metodologie progettuali;
  • Sussidiarietà: la responsabilità progettuale viene stabilita in base alla circoscrizione geografica della problematica affrontata.

Lavoriamo sui principali Programmi Europei per le PMI come Horizon 2020, Interreg, Cosme, con grande attenzione alla gestione dei Partenariati.

In Valore Consulting crediamo che le aziende italiane abbiano le capacità per trasformarsi nella forza motrice dell’Europa e diventare leader mondiali.

FOCUS PROGRAMMI EUROPEI:
Le principali opportunità specifiche per le aziende selezionate da Valore Consulting.

  • HORIZON 2020: Programma Europeo che finanzia il settore della ricerca e dell’innovazione. L´obiettivo è costruire una società della conoscenza, un’economia più competitiva a livello globale e, contemporaneamente, contribuire ad uno sviluppo sostenibile a livello europeo, coinvolgendo diversi settori, dall’Agricoltura alla Salute, dall’Energia ai Trasporti. Si fonda su tre pilastri principali: Eccellenza Scientifica; Leadership Industriale; Sfide Sociali. In particolare, SME Intrument (Nuovo Strumento PMI) è il programma d’innovazione per le piccole e medie imprese che ha il fine di supportare le attività di ricerca concernenti queste specifiche realtà imprenditoriali.
  • COSME: il programma per la promozione della competitività e delle imprese e delle piccole e medie imprese (PMI), finanzia progetti che hanno come obiettivo la promozione dell’imprenditorialità e l’internazionalizzazione delle PMI. I beneficiari possono essere Imprese, Enti Locali, Enti Regionali, persone fisiche e amministrazioni nazionali.
  • LIFE: Programma Europeo che finanzia progetti per l’Ambiente, in particolare azioni per la tutela di natura e biodiversità, per il Clima e sostegno all’Economia Circolare.
  • INTERREG V (2014-2020): La Cooperazione Territoriale Europea (CTE), meglio nota come Interreg, è uno degli obiettivi della politica di coesione dell’Unione Europea.
    Con i Programmi Interreg, l’UE intende perseguire l’obiettivo di rafforzare la coesione economica e sociale e ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle regioni coinvolte.
    Esistono 3 diverse tipologie di Interreg:

    • Cooperazione Transfrontaliera (Interreg A)
    • Cooperazione Transnazionale (Interreg B)
    • Cooperazione Interregionale (Interreg C)
    • CONNECTING EUROPE FACILITY: Programma Europeo volto a sostenere le reti transeuropee nei settori dei trasporti, della comunicazione e dell’energia. Il CEF sostiene progetti di interesse comune, diretti allo sviluppo e alla costruzione di nuovi servizi e infrastrutture, o all’ammodernamento di quelli esistenti, con priorità per i collegamenti mancanti nel comparto dei trasporti.

I beneficiari sono:

  • Organizzazioni private commerciali e non commerciali (comprese le ONG) ed Enti Pubblici con sede nell’UE;
  • Eventuali organismi ammissibili con sede al di fuori dell’UE possono partecipare a un progetto in qualità di beneficiari associati a condizione che la loro presenza conferisca valore aggiunto al progetto e che la realizzazione di attività al di fuori del territorio UE sia funzionale al raggiungimento degli obiettivi del progetto nell’UE.

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